Il Tirreno

Grosseto

Calcio grossetano in lutto: è morto Dolso

di Maurizio Caldarelli
Calcio grossetano in lutto: è morto Dolso

Ribattezzato “il sinistro di Dio”, approdò al Grifone nel 1978. Amato dai tifosi, da anni viveva all’Elba

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GROSSETO. Il calcio grossetano è in lutto per la scomparsa, avvenuta dopo una lunga malattia, di Arrigo Dolso, “il sinistro di Dio”, come venne ribattezzato per la sua abilità nel trattare la palla.

Originario di San Daniele nel Friuli, dove era nato il 12 novembre 1946, l’ex centrocampista e allenatore biancorosso si è spento a Milano.

Negli ultimi venti anni ha vissuto a Marciana Marina, all’Isola d’Elba, anche se ha continuato a frequentare la Maremma. «Negli scorsi mesi – dice Giacomo Russo, una delle bandiere del Grifone, suo compagno di squadra – l’ho incontrato nella casa di Scansano. Stava lottando con la malattia con grande volontà. Ci lascia un grande giocatore ed un grande uomo».

Dolo arrivò a Grosseto nella stagione 1978-79 e vi restò fino al 1982-83, torneo di serie C2 in cui l’Unione sportiva retrocesse in Interregionale. Complessivamente da giocatore collezionò 112 presenze con 6 reti. Dopo aver chiuso la carriera a Ravenna, ormai trentottenne, si ritirò all’Isola d’Elba, a Portoferraio, ma nel 1989-90, come allenatore sotto la presidenza dell’elbano Pieruzzini, guidò il Grosseto all’8º posto nel campionato Interregionale. Fu quello l’ultimo contatto diretto di Arrigo con la città, anche se rimase in contatto con il compianto Romano Sebastiani, scomparso negli scorsi anni, e con Giacomo Russo. Dolso ha lasciato un ricordo indelebile in quanti hanno la fortuna di averlo visto in campo. Il trequartista, arrivato dal Trapani voluto fortemente dal presidente Alvaro Amarugi, con i suoi inconfondibili calzettoni abbassati (proprio come l’interista Mariolino Corso, al quale venne paragonato nei primi anni della sua carriera) e, seppur vecchio, deliziò i tifosi maremmano con i suoi lanci millimetrici, i tocchi di palla vellutati e ogni tanto con qualche gol. Con Elvio Salvori formò una coppia di campioni che fece grande il Grosseto negli anni d’oro della serie C. Era un talento naturale, tanto che in uno striscione fu scritto: «Rivera+Corso=Dolso».

Ma alla resa dei conti la sua carriera poteva essere di gran lunga più importante di quella che è stata. Cresciuto nell’Udinese, che nel 1964 lo lanciò in C. Nel 1966 passa per 95 milioni di lire alla Lazio, dove rimane fino al novembre 1971, disputando tre campionati di A e tre di B. In mezzo, un anno al Monza. Con il club laziale vince un campionato nazionale De Martino, uno di serie B e una Coppa delle Alpi (1971). Nel mercato autunnale del 1971, con la Lazio retrocessa tra i cadetti, è venduto al Varese, poi passa all’Alessandria.

La F.C. Grosseto del presidente Pincione esprime «dolore nell’apprendere della morte di Arrigo Dolso, ex calciatore biancorosso tra i più amati dai tifosi, e protagonista anche sui campi di serie A con la maglia della Lazio. Alla moglie Marisa, alla figlia Talita e a tutta la famiglia Dolso vanno le più sentite condoglianze».

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