Italia
Geotermia, la proposta per Renzi
Scaduti i sei mesi dalla risoluzione, Nogesi presenta la ricetta per un uso pulito
GROSSETO. Non solo proteste “contro” ma anche proposte “a favore” perché la geotermia sia davvero una risorsa pulita e sicura.
La rete Nogesi che raggruppa decine di associazioni in tutta Italia contrarie alla geotermia “elettrica, speculativa e inquinante” (da qui l’acronimo), tra le quali rientrano anche Sos geotermia e altre associazioni e comitati della provincia di Grosseto, rinforza le fila accogliendo nuove importanti personalità e amministratori di tutta Italia (tra gli altri il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e professori universitari che propongono tecnologie di terza generazione) e si presenta al governo proponendo un’iniziativa di legislazione nazionale sul delicato tema della produzione di energia elettrica dalla risorsa geotermica.
I sei mesi sono scaduti. Nogesi presenta la sua proposta oggi, nel giorno esatto in cui scadono i sei mesi previsti dalla risoluzione approvata all’unanimità a metà aprile dall’ottava e decima commissione (ambiente e attività produttive, 51 parlamentari in totale), che impegnava il governo ad adottare provvedimenti a tutela della salute e dell’ambiente.
I punti della risoluzione. La risoluzione (nata da cinque testi presentati in modo trasversale da Pd, Fi-Pdl, Sel e M5s) chiedeva l’introduzione di nuovi aspetti procedurali nel rilascio delle autorizzazioni alla costruzione di nuove centrali. Tra le altre cose, l’avvio della “zonazione”, cioè la mappatura del territorio per individuare dove poter realizzare impianti geotermici in sicurezza; l’emanazione di linee guida per evitare che lo sfruttamento possa contaminare falde acquifere, aria o indurre terremoti; il trasferimento ad Arpat del controllo sugli inquinanti (oggi autogestito dalle società private titolari delle concessioni di sfruttamento geotermico); un nuovo impulso per la bassa entalpia, la geotermia “porta a porta” ad uso dei singoli edifici; l’imprescindibile coinvolgimento delle popolazioni che abitano in zone oggetto di eventuali nuovi impianti.
La nuova proposta. Oltre a riprendere questi punti, la Rete Nogesi invita il governo a fare un passo in avanti e a favorire lo sviluppo degli impianti di cosiddetta terza generazione, considerati più sicuri perché non succhiano liquido geotermico dal sottosuolo (i pozzi arrivano anche a duemila metri di profondità) ma prevedono di mandare in profondità un fluido che si riscalda e, nella stessa tubazione, ritorna su per essere sfruttato al pari del comune fluido geotermico ma senza che si verifichino interferenze con le falde acquifere. La tecnologia viene studiata da oltre una dozzina di università italiane tra le quali i Politecnici di Milano e Torino, i Cnr di Pisa, Bergamo, Bologna, la Bocconi.
La lettera al governo. Vittorio Fagioli, portavoce della rete nazionale Nogesi, invierà oggi una lunga lettera al presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi, ai ministri dello Sviluppo economico Federica Guidi e dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti e, tra gli altri, ai presidenti delle due commissioni, Ettore Guglielmo Epifani e Ermete Realacci, e al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
Il focus sulle centrali amiatine. Il testo, che conta una trentina di pagine, è la proposta di Nogesi in merito alla risoluzione, una “ricetta” pronta che il governo potrebbe usare per tessere una nuova trama normativa sulla geotermia. Fagioli ricorda come si stiano moltiplicando le richieste di costruzione di nuove centrali geotermiche e, in modo proporzionale, cresca il malessere tra le popolazioni. A mo’ di esempio cita, nelle prime righe, l’Amiata e le sue centrali geotermiche di Enel Green power, riportando i dati dello studio-pilastro sul rapporto tra geotermia e inquinamento-malattie, lo studio epidemiologico dell’Ars Toscana, Fondazione Monasterio e Cnr. Studio autorevole ma che non è riuscito a scoraggiare la Regione Toscana dall’autorizzare la costruzione dell’ultima centrale di Enel Green power, Bagnore 4, appena un anno fa, salvo poi instillare nella stessa Regione lo scrupolo di avviare, pochi mesi dopo, uno studio epidemiologico sull’impatto della geotermia sulla salute degli amiatini. Un percorso un po’ “contorto” che secondo gli ambientalisti è foraggiato dal solo interesse economico delle società (che per gli impianti ricevono lauti contributi statali) a scapito della tutela dell’ambiente e della salute. È per questo che, secondo Nogesi, servono regole nuove. Le “migliori tecnologie possibili” utilizzate finora per contenere l’inquinamento e i suoi guasti secondo gli ambientalisti hanno fatto il loro tempo e altre, più sicure, sono disponibili.
La presentazione a Roma. Le proposte saranno presentate il 5 novembre in un convegno e poi alla stampa alla Camera dei deputati. Parteciperanno importanti esperti e studiosi (tra cui professori delle varie università), personalità istituzionali, parlamentari e territoriali che, non solo in Amiata, ma anche in Sardegna, Lazio, Campania mostrano preoccupazione per l’attuale utilizzo della geotermia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
