Il Tirreno

Grosseto

Condanna per la lite a forchettate

di Pierluigi Sposato
Condanna per la lite a forchettate

Il Tribunale non ha accolto l’ipotesi di tentato omicidio: pena di diciotto mesi per le sole lesioni

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GROSSETO. Condannato, sì. Ma non per tentato omicidio: condannato per lesioni aggravate. Il Tribunale ha cambiato in sentenza l'imputazione nei confronti di Luis Alessandro Gil Espinal Bottai, 28 anni, finito sotto accusa dopo quanto avvenuto nel dicembre 2011 in un appartamento di Grosseto. Secondo l'imputazione, avrebbe cercato di uccidere a forchettate e con un coltello l'amico della sua ex, trovato dentro l'abitazione di lei.

Il sudamericano è stato condannato per gli 8 giorni di guarigione conseguenza della lite, per il morso al dito, per la forchettata nella zona tra spalla e collo e per il colpo con il coltello che aveva raggiunto la testa del presunto rivale, dopo che un colpo analogo avrebbe sfiorato l'addome. Un anno e 6 mesi, pena sospesa. Anche per la violazione di domicilio, per aver fracassato il vetro di una finestra dopo che la donna si era rifiutata di farlo entrare dalla porta. Il Tribunale (Puliatti presidente, Muscogiuri e Stramenga) non ha accolto le conclusioni del pm Alessandro Leopizzi, che aveva ritenuto come più probabile l'ipotesi del tentato omicidio, sollecitando 5 anni.

Gil Espinal Bottai, all'epoca arrestato e poi tornato libero dopo quattro mesi, era presente in aula accanto al suo difensore, l'avvocato Stefano Antonelli. La donna nella casa della lite è la mamma della figlia che hanno avuto insieme, una dominicana. I due non vivevano più sotto lo stesso tetto, ha argomentato il pm: «La titolare era solo lei». Indubitabile, stando all'accusa, che vi fosse stata una violazione di domicilio. E poco importa, ai finiti della ricostruzione della vicenda, il particolare boccaccesco che la donna non avesse i vestiti addosso, ha aggiunto l'accusa. Un eccesso di gelosia, che aveva spinto il giovane a presentarsi alle quattro del mattino in casa della ex. «Il movente è plausibile - ha detto il pm - un'esplosione che annichila ogni freno inibitorio. E anche se la vittima ha mandato una lettera in cui i due si dicono amici come prima e che Gil non aveva intenzione di ucciderlo, l'ipotesi più probabile è il tentato omicidio».

Il difensore Antonelli ha innanzi tutto respinto l'ipotesi che sia stata la gelosia la molla e ha parlato di minacce di accoltellamento tali che avevano indotto Gil a chiedere un chiarimento; ha sostenuto che in fondo anche Gil era ancora conduttore di quell'appartamento in affitto; ha indicato come «fluida» la situazione dopo la separazione. E per quanto riguarda il tentato omicidio ha preso le dichiarazioni rese in aula dalla vittima per dimostrare un quadro diverso: «E' la vittima che ci dice di aver aggredito per primo; Gil, tra l'altro dal fisico molto più minuto, si era divincolato dalla stretta ed era andato in cucina per prendere qualcosa con cui difendersi. Dice la vittima che la forchetta gli è stata lanciata contro: si può sostenere un'ipotesi di tentato omicidio? E' un reato impossibile». La stessa vittima, ha aggiunto il legale, ha detto che Gil brandiva il coltello, in un moto circolare, «gridava "vai via" non "ti ammazzo"». E' possibile che la vittima si sia ferito con il coltello brandito. Tra l'altro, Gil è rimasto ferito anch'egli, aveva un'occhio tumefatto, il polso rotto, ha riportato quindici giorni di guarigione contro gli 8 dell'altro.

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