Il presidio
Ora preoccupano i debiti
Le autorizzazioni ci sono ma per ripartire servono le materie prime
SCARLINO. È ancora troppo presto per brindare al Casone. Ora che hanno ottenuto le nuove autorizzazioni infatti, i vertici di Scarlino Energia devono far fronte a un altro ostacolo non da poco che li separa dalla riaccensione dei forni: il risanamento dei debiti.
Parliamo di cifre importanti, oltre sessanta milioni di euro e tra chi vanta un credito nei confronti della società ci sono pure i fornitori. Non basterà quindi rispolverare l’impianto a suon di manutenzione per ripartire, ma sarà necessario anche ricostruire i rapporti con chi conferisce all’inceneritore la materia prima, ossia i rifiuti solidi trattati pronti per essere bruciati.
Per questo ora la prossima tappa sarà la stesura del concordato, anche se pure qui non mancano i problemi. E se tutto andrà com’è nei piani della società, l’attività riprenderà a step: il primo è fissato per novembre, quando dovrebbero essere reintegrati i dipendenti per operazioni di trl (a basso impatto); il secondo, invece, è in agenda per dicembre, quando i forni dovrebbero tornare ad accendersi. Scarlino Energia comunque ha buttato giù a suo tempo una bozza di cronoprogramma personale, uno schema da seguire passo passo, in cui il primo è stato compiuto il febbraio scorso, presentando domanda di concordato in bianco al tribunale di Grosseto: uno strumento giuridico che permette un programma di pagamenti maggiormente spalmato nel tempo.
In quel momento infatti, con l’inceneritore appena chiuso dal Consiglio di Stato e bilanci già provati dalla crisi, la società ha deciso di giocare questa carta. Sono passati otto mesi da allora e per ora la scaletta abbozzata da Scarlino Energia viene rispettata: l’idea era quella di ottenere prima le autorizzazioni e poi presentare il piano di concordato. E se il primo passo in questo senso si è concretizzato lunedì, quando la giunta regionale guidata dal presidente Enrico Rossi ha dato il suo benestare ad una nuova Via (valutazione d’impatto ambientale) e una nuova Aia (autorizzazione integrata ambientale), ora non resta che andare avanti con il secondo, anche se i problemi non mancano.
C’è l’istanza di fallimento presentata da uno dei creditori in Procura a Grosseto che si è affidato all’avvocato della class action, Roberto Fazzi, e c’è la scadenza dei centoventi giorni previsti dalla legge per consegnare il piano di ristrutturazione del debito, già oltrepassata. Da capire, in questo senso, come deciderà muoversi il giudice. Ma c’è soprattutto da saldare i debiti e ricucire i rapporti con i fornitori prima di poter riprendere a pieno ritmo. Ci sono poi anche delle tappe intermedie da dover percorrere. Ad esempio, i sessanta dipendenti attendono di essere convocati dall’azienda per capire quali saranno i tempi di reinserimento. Stando a quanto è emerso dall’ultimo incontro tra le due parti, avvenuto il mese scorso, il programma prevede il reinserimento graduale degli operai: a novembre dovrebbero tornare attraverso interventi da basso impatto, come lo smaltimento delle acque reflue e una serie di manutenzioni all’impianto, che sta fermo ormai da quasi un anno e ha bisogno di una ripartenza graduale.
In questo quadro, se tutta la scaletta sarà rispettata, i forni torneranno a bruciare già da dicembre, riprenderano l’attività d’incenerimento a pieno regime.
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