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Contro il caporalato una coop di braccianti
È la proposta di Silvano Brandi (Attac) che lancia un appello alle realtà mutualistiche e alla loro Lega
GROSSETO. C'è una soluzione per eliminare i caporali nell'edilizia ma soprattutto nel settore agricolo: bisogna tagliarli fuori dal business. Silvano Brandi ha la sua idea: per stroncare il fenomeno del caporalato in Maremma «bisogna fare una cooperativa di braccianti» dice. In altre parole, bisogna sferrare l’attacco dal fronte della legalità.
Cittadino, membro della costola grossetana di Attac, l'associazione che chiede la tassazione delle rendite finanziarie, grande conoscitore di cosa ci sia dentro la sacca del caporalato, Brandi ha un progetto delineato in mente, che un po' si ispira anche alla storica cooperativa dei Terrazzieri.
Chi chiede pane all'agricoltura potrebbe mettersi insieme in una coop: «La penso "mista" – dettaglia – cioè costituita da comunitari e da extracomunitari, da italiani e da stranieri, da chi un lavoro non ce l'ha».
Chi aderisce avrebbe lo status di socio lavoratore, è l'ipotesi di Brandi. Dunque qualcuno dovrebbe mettere il capitale, almeno quello iniziale. «Per partire non credo sia necessario molto denaro – riflette – e il mondo delle cooperative locali dovrebbe essere solidale con questi lavoratori. Le cooperative che operano sul territorio potrebbero decidere di sostenere la costituzione della nuova realtà di braccianti con 4-500 euro ciascuna; la stessa “Tirreno” potrebbe mettere 1.000 euro...».
Soci lavoratori, capitale iniziale immesso dal mondo cooperativo maremmano/toscano: manca solo l'individuazione dei vertici, di chi insomma avrebbe il compito di mettere il convoglio sul binario.
«Io credo che il primo presidente dovrebbe essere un esperto, un conoscitore della realtà cooperativa – osserva Brandi – Ad esempio, Antonio Terribile, presidente del comitato locale di Lega Coop, potrebbe avere tutte le carte in regola per coprire questo ruolo. Oppure, ancora, la cooperativa di braccianti potrebbe essere aggregata a "Uscita di sicurezza", che è una grande realtà». La nuova coop potrebbe godere della vicinanza degli esperti almeno per la fase di start-up, poi potrebbe camminare con le sue gambe.
Brandi ci crede. «Per combattere il fenomeno del caporalato – dice – non ci vogliono le chiacchiere né servono i convegni. Parliamo di un fenomeno che non esiste solo in Maremma ma che purtroppo esiste dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Ci vogliono progetti e iniziative concrete, ecco cosa serve».
L’appello è stato lanciato. Non rimane che attendere che qualcuno si faccia avanti o in qualità di socio lavoratore o di sostenitore».
(g.m.)
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