Il Tirreno

Grosseto

«Calore geotermico e infrastrutture per rilanciare la montagna»

Occorre un nuovo progetto per la montagna. Anche il sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi, dopo le considerazioni dei colleghi Luigi Vagaggini di Piacastagnaio, Fabrizio Tondi di Abbiadia San...

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Occorre un nuovo progetto per la montagna. Anche il sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi, dopo le considerazioni dei colleghi Luigi Vagaggini di Piacastagnaio, Fabrizio Tondi di Abbiadia San Salvatore e Fosco Fortunati di Castell’Azzara, entra nel merito del dramma Floramiata e afferma che è urgente un nuovo progetto comprensoriale per la montagna, visto che aziende storiche degli anni 70-80, che furono le protagoniste della riconversione mineraria, sono ormai agli sgoccioli. In questa fase, secondo Balocchi, sarà un valido supporto il calore geotermico: «Floramiata è solo l’ultima grande azienda ad aver chiuso fra quelle create con il progetto di salvataggio produttivo che fu chiamato "Progetto Amiata" e che aiutò a superare la crisi innescata dalla chiusura delle miniere - rammenta Balocchi - La sua chiusura rappresenta il taglio con un’epoca e travolge socialmente il comprensorio anche per la dimensione dell'azienda. Il Progetto Amiata ha consentito il mantenimento delle condizioni di vita nei comuni ex-minerari del Monte Amiata, ma oggi quella pagina è oggettivamente chiusa e non possiamo limitarci a stare a guardare».

In sintonia coi colleghi sindaci, dunque, anche Balocchi parla della necessità di azioni rapide: «L’Amiata è ricca di risorse umane e naturali. Su queste basi oggi è necessario costruire e far crescere il lavoro- incalza Balocchi- favorire le opportunità imprenditoriali, rafforzare il sistema delle piccole e medie imprese manifatturiere e di servizio che sono l’ossatura economica della montagna e, al contempo, studiare una nuova partenza per imprese più grandi che offrano risposte occupazionali e produttive anche sfruttando le risorse del territorio, in primis il calore geotermico La sfida che abbiamo di fronte è epocale, c'è bisogno di un nuovo grande progetto per l'Amiata che indichi la prospettiva dei prossimi trent'anni. Per questo motivo è necessario riavviare un piano di sviluppo comprensoriale in cui, insieme agli Enti locali, ci siano anche la Regione Toscana, il Governo e il Parlamento». E anche Balocchi insiste sul fatto che per ripartire ci vuole una viabilità adeguata: «Però - dice- con la strozzatura sul torrente Paglia e l’inadeguatezza della provinciale del Cipressino, l’Amiata rischia di diventare un’ isola»

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