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«Troppi tavoli ma del tutto inutili È morto il progetto sulla montagna»
PIANCASTAGNAIO. Al presidio organizzato dai lavoratori di Floramiata a Piancastagnaio, erano venuti a portare la loro solidarietà anche alcuni sindaci, quelli più coinvolti dalla bufera fallimentare...
PIANCASTAGNAIO. Al presidio organizzato dai lavoratori di Floramiata a Piancastagnaio, erano venuti a portare la loro solidarietà anche alcuni sindaci, quelli più coinvolti dalla bufera fallimentare dell’azienda florivivaistica più grande dell’Europa: Fabrizio Tondi di Abbadia San Salvatore, Luigi Vagaggini di Piancastagnaio e Fosco Fortunati di Castell’Azzara.
Tutti sono d’accordo, facendo un’analisi politica, che la crisi di Floramiata rappresenti lo specchio della crisi di tutta l’Amiata e ciascuno dà una lettura durissima della situazione, ma nessuna ricetta, naturalmente.
Il più categorico è Fosco Fortunati, il quale afferma, fuori dai denti: «Con questo ultimo dramma si dimostra il fallimento totale del progetto Amiata, il progetto che più di 30 anni fa, creò una serie di realtà imprenditoriali che avrebbero dovuto garantire la vita della società amiatina dopo il gap della chiusura delle miniere. Perché va detto: Floramiata è l’ultima di una lunga serie. Dico che alla montagna che sta conoscendo una crisi importante soprattutto nel polo industriale di Val di Paglia, manca un vero progetto d’insieme. Occorre una nuova ricostruzione e riqualificazione di questo settore. Manca una prospettiva futura, l’iniziativa e la voglia di ripartire. Ma non ci sono spiragli. Basti pensare che il ponte sul Paglia, crollato anni fa, snodo principale per il traffico pesante e dunque linfa per il commercio, è sempre lì in attesa che la provincia di Siena se ne accorga e lo ripristini. Miopia pura. La provincia di Grosseto ha 32 milioni bloccati per il patto di stabilità e noi fra poco non transitiamo più nemmeno nel grossetano. Il nostro è un territorio che va a sparire. E adesso Floramiata per Castell’Azzara già martorizzata, è un colpo fra capo e collo. Spariscono imprese, servizi come poste e caserme, sparisce tutto. Dov’è un progetto unitario di tutta la montagna? Non c’è».
Fabrizio Tondi sindaco di Abbadia San Salvatore, dal canto suo dice chiaro e tondo che i sindaci periferici («così ci ha definito la Regione toscana», chiosa) non possono fare nulla da soli. Ci vuole l’intervento della Regione. La crisi è generale: Floramiata dopo Rivart, Cotto amiata, Amiata Marmi, una viabilità inesistente. Bisogna fare tutti fronte comune. Bisogna alzare la voce. Occorre che la regione se ne faccia carico. Siamo un’area di crisi e siamo l’area che dà la proprie risorse: acqua, energia. E le ricadute di tutto questo? Ci vuole un tavolo di crisi permanente».
Ma Luigi Vagaggini, sindaco di Piancastagnaio, che concorda in pieno sul fatto che Floramiata simboleggi la crisi di tutta la montagna, ha poca fiducia nei tavoli: «Ne abbiamo fatti anche troppi di tavoli - dice - qui siamo all’emergenza. La situazione è deflagrante. Ci sono 250 persone a casa. Oggi è la giornata del dramma e non dei tavoli. Bisogna lavorare tutti per uscirne in qualche modo, ma se ci fermiamo a sedere ai tavoli, non credo che tireremo fuori nemmeno un ragno dal buco. Ogni cosa è precipitata senza lasciarci un briciolo di tempo nemmeno per attivare gli ammortizzatori sociali. Vediamo cosa fa la regione. Ma bisogna farlo subito».
Gianfranco Simoncini, intanto, non resta fermo a guardare. La prossima settimana incontrerà il curatore fallimentare di Floramiata per fare il punto sulla situazione. (f.b.)
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