Il Tirreno

Grosseto

L’abbraccio tra Antonino e Carmela

di Pierluigi Sposato
L’abbraccio tra Antonino e Carmela

La moglie separata si ferma con l’imputato al termine della deposizione: «Lui mai violento, sempre amorevole con i figli»

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GROSSETO. Non si vedevano da due anni esatti, dall’ottobre 2013 quando Antonino era salito in Piemonte per andare a prendere l’auto da rottamare. «Io non ero mai potuta andare in carcere a trovarlo, troppo distante». Antonino e Carmela, sposi per quaranta anni, fino alla separazione del 2008, si abbracciano quando lei termina la deposizione al processo che vede il suo ex marito imputato per l’omicidio di Francesca Benetti, della cui tenuta a Potassa Bilella era custode.

Un momento commovente anche se fulmineo, in linea con le dichiarazioni della donna, oggi 66enne, che vive in provincia di Asti insieme a uno dei figli, Luigi, e a poca distanza dall’altro, Onofrio. Dice Carmela Greco: «Dopo la separazione ci sentivamo spesso e vedevamo spesso. Anche ogni giorno, se c’era bisogno. Abbiamo tenuto buoni rapporti dopo la separazione». E perché la separazione? chiede il difensore Bruno Leporatti che l’ha citata come testimone: «Si era raffreddato tutto, non c’era più amore». E la donna parla di un problema di salute di lui, di un problema di «pressione»: un’affermazione che desta qualche perplessità nell’aula di Corte di assise, qualcuno pensa anche di aver sentito «depressione».

Non è questo comunque il motivo per il quale la difesa l’ha citata. Il motivo è chiederle se Bilella in passato è stato violento, aggressivo, minaccioso, verso lei e i figli, se beveva, se giocava, se aveva debiti. «Mai», risponde sicura Carmela. E aggiunge: «Amorevole e meraviglioso verso i figli».

Il trasferimento in Maremma fu dovuto anche a un consiglio del medico di lui, che gli aveva consigliato un clima mite per l’artrosi. «Non so se avesse conoscenze qui. E comunque lui ha sempre accudito le bestie e coltivato la terra. E lavorava tanto». E sulla Punto bianca da rottamare la donna è chiara: «Voleva demolirla perché vecchia. Ci chiese se la volevamo ma rispondemmo di no», chiarendo poi che Antonino aveva parlato con il figlio Luigi che le aveva riportato la conversazione.

Poi c’è la questione del bar che la donna gestiva a Moncalieri, chiuso nel 1998, affrontato dai pm Salvatore Ferraro e Marco Nassi: «Ce lo tolsero gli eredi di Canali con uno sfratto, una causa durata 27 anni. Ci saltarono addosso per un compromesso non registrato, mi dissero che la firma di Canali era falsa». Dopo varie domande, il presidente invita la procura a sintetizzare sul caso di Giorgio Canali (Bilella è coinvolto nel fascicolo recentemente riaperto sulla morte di Canali, avvenuta nel 1976) e i pm aderiscono subito.

«Scusi, e senza quell’auto come fate voi a spostarvi?», chiede l’avvocato di parte civile Agron Xhanaj: «Solo in autobus». «Non chiesi ad Antonino perché non demolì l’auto in Piemonte», risponde all’altro avvocato di parte civile Alessandro Risaliti.

Poi la deposizione finisce e Carmela, che non ha acconsentito a farsi riprendere in aula, raggiunge la sala dietro la presidenza dove ha atteso il suo turno. Insieme alla figlia Cinzia, 41 anni, testimone subito dopo di lei (è farmacista in provincia di Torino, a lei sono state chieste spiegazioni su duei scontrini sequestrati e sui medicinali anticoagulanti che il padre prendeva - «una volta mi chiese farmaci per la pressione da dare alla padrona di casa» - anche lei ribadisce la assoluta correttezza del comportamento del padre), in tarda mattinata esce dall’ingresso posteriore del Tribunale, cercando di non farsi riprendere. Udienza terminata. Manca ancora un testimone che la difesa vuole comunque sentire: verrà convocato a dicembre.

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