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Fallimento Floramiata Al presidio degli operai la rabbia di chi è fuori
Contestati i criteri di scelta dei dipendenti rimasti al lavoro I sindacalisti chiedono l’intervento della Regione
PIANCASTAGNAIO. Un presidio di circa 150 operai di Floramiata con il lumicino della speranza di ottenere dal curatore fallimentare di poter rientrare tutti a lavoro con taglio di salario per ognuno. Ma sulla speranza prevale la disperazione.
Lunedì 12 ottobre, ore 10. Nel campo della fiera di Piancastagnaio è stato organizzato il presidio degli operai sospesi dal lavoro di Floriamata. L’azienda è fallita, è arrivato il curatore fallimentare, il proprietario Andrea Montanari se n’è andato per sempre. Duecento, duecentocinquanta operai sono senza stipendio e senza ammortizzatori sociali. Quale sarà il futuro dell’azienda non è dato sapersi, per ora. Tutti sperano che all’asta fallimentare si presenti un compratore e soprattutto che questo compratore mantenga tutte le maestranze senza licenziare nessuno. E poi: cosa faranno le istituzioni? Cosa stanno facendo i sindacati? Per quanti mesi gli operai potranno sopportare di stare senza stipendio? Ma la domanda che più faceva male era: «Quei 50-60 operai che sono stati richiamati a lavoro, chi li ha scelti? E con quali criteri. Perché loro?».
Il clima e gli stati d’animo, lunedì mattina, fin dalle 10, accanto all’Unione dei comuni Amiata e Val d’Orcia, a Piancastagnaio, dove gli operai sospesi dal lavoro di Floramiata si erano dati appuntamento per un presidio, era rovente e drammatico.
Circa 150 persone e anche di più, sotto i castagni del campo di fiera, a discutere, a tornare mille e mille volte sul dramma lavorativo di tutti e soprattutto sul perché proprio a quei 50 era toccato il compito di entrare al lavoro. Perché loro e non altri? Perché non la rotazione? Quali i criteri della scelta?
Un argomento che poi, nel corso dell’assemblea, in cui hanno parlato i sindacalisti, ha provocato pure qualche contestazione nei loro confronti. Si sono succeduti, infatti, al microfono, Paola Pittarello della Cgil, Daniela Cherubini della Cisl, Antonio Pietrelli della Uil: «La rotazione non è possibile - hanno ribadito - ma andremo a chiedere, invece, se con un taglio del salario sarà possibile far lavorare tutti. I 50 al lavoro da oggi sono stati scelti dal curatore fallimentare che deve renderne conto al giudice». Ma i lavoratori vorrebbero che fossero detti i criteri, cosa che non sanno neppure i sindacati: «Col curatore fallimentare non siamo stati certo convocati. Ma da venerdì abbiamo già attivato le confederazioni a livello regionale - hanno spiegato - perché vogliamo che questo momento sia monitorato anche dalla regione Toscana». «Comunque hanno fatto come gli pare ancora una volta», grida qualcuno. Il clima è teso. La certezza di essere sospesi dal lavoro se non interverrà qualcosa di “miracoloso” getta molti nella disperazione visibile.
Ci sono anche molte famiglie in cui sia il marito che la moglie lavorano a Floramiata e il dramma è comprensibile. Un ex minatore sbotta: «Ascolti - dice - ho fatto 15 anni di lavoro in miniera e dopo la chiusura delle miniere altri 13 a Floramiata. E ora chiudono anche questa. Ma come dobbiamo fare per arrivare tranquilli alla pensione?». Intanto sono passate due ore. Le bandiere dei sindacati appoggiate al castagno vengono tolte, i sindacalisti se ne vanno, i lavoratori restano a discutere in gruppi. Scoraggiati e senza prospettive per il giorno dopo.
Sulla vicenda resta alta l'attenzione della Regione come isitituzione e quella dello stesso presidente Enrico Rossi, intenzionato a seguire direttamente lo svolgersi della storia dato il ruolo fondamentale che Floramiata svolge sul territorio, ma anche per la rilevanza nazionale dell'azienda.
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