Il presidio
Cgil: «Piombino insegna Un patto per la Maremma»
Continua il dibattito sulla Tirrenica riaperto dalla visita in città di Enrico Rossi Renzetti: «Finanza privata e pubblica per agroindustria e Centro degli Etruschi»
GROSSETO. C'è mezza Toscana che guarda con ammirazione e impotenza – per non dire con un po' d'invidia – ai patti siglati da Livorno e Piombino con il governatore Rossi e il premier Renzi: nel sud del Granducato c'è chi è stanco di stare a guardare. «Anche noi vogliamo un Patto: per la Maremma» dice Claudio Renzetti, segretario generale della Camera del Lavoro di Grosseto. Solo Piombino – con quel Patto – ha ottenuto 20 milioni di euro (da accordo di programma) per attività di smantellamento e manutenzione di navi militari. Sollecitato dal Tirreno, Renzetti parla del dibattito sulle grandi infrastrutture viarie apertosi – riapertosi – dopo la visita grossetana del presidente Enrico Rossi all'assemblea annuale degli industriali, che si è svolta il 9 ottobre. Il"sottotitolo" era “Il futuro viaggia sempre su ruota”.
Tutti i nodi. Confindustria ha stralciato il velo e ha invitato il governatore toscano. Rossi è venuto e ha detto la sua sul completamento del Corridoio tirrenico, sollecitando la Maremma a darsi una mossa – «La Tirrenica la volete o no?» – e pronosticando che senza strade questa quota di Toscana è condannata ad essere un tassello marginale. I sindaci hanno raccolto la palla e hanno ricordato a Rossi che i nodi che all'origine c'erano sul completamento del Corridoio sono rimasti al pettine: dal pedaggio agli espropri, dal rischio idraulico di Albinia a Orbetello scalo tagliata a metà.
Ci vuole l’industria. Il problema è che non c'è più tempo da perdere. Primo: il prodotto interno lordo tradizionalmente assicurato dal pubblico impiego – concentrato soprattutto su Grosseto-città e pari al 40% del Pil totale prima della crisi – si è drammaticamente ridotto dal 2011, cioè (anche) da quando 700 famiglie con un buon potere d’acquisto – i miliari con mogli e figli – sono stati trasferiti altrove. Secondo: è inutile che si sbandierano tanto le performance estive da superstar dei comuni della costa: bene, buon per loro, ma la Maremma non può vivere solo di sdraie ed ombrelloni, tant’è che «il turismo – ricorda Renzetti – rappresenta appena il 7% del Pil della Provincia». Ci vuole l’industria, insomma. E non lo dice Cgil perché ha una visione vetero industrialista, lo hanno detto anche gli esperti di Irpet chiamati il 9 ottobre dagli industriali grossetani. E l’industria ha bisogno di strade perché le merci devono viaggiare. E si ritorna sempre lì.
Il futuro: dove? «Gli imprenditori sono quotidianamente in difficoltà per la carenza delle infrastrutture – descrive Renzetti – È importante la Tirrenica, ma non lo è meno la Due-Mari», la Grosseto-Fano, che darebbe respiro «a tutte le aziende dell’Amiata che sono in difficoltà». Renzetti non entra nel merito della dialettica Rossi-sindaci su tutti i quesiti che pone il completamente del Corridoio Tirrenico: si limita a rilevare che «andando da Capalbio a Follonica si contano quattro/cinque posizioni diverse all’interno del Pd» sulla Tirrenica. A lui piuttosto chiediamo quale Industria pensa per la Maremma-polmone verde: «Non c’è una regola che dice sotto quali minimi di attività produttiva un territorio si destabilizza, ma certo è che industria e manifatturiero sono essenziali. Penso a degli insediamenti a basso impatto ambientale nell’agroindustria, penso ad un’integrazione dell’offerta turistica tra costa e zone interne».
Il patto. Ammesso che si condivida di imboccare questa strada, quanto bisognerà attendere, tenuto conto che la Tirrenica è un’opera “dannata” e per la Due Mari lo stesso Rossi, ospite degli industriali, ha dichiarato: «Non credo che entro questa legislatura possano arrivare da Roma i finanziamenti per l’intera opera fino ad Ancona» ? Risponde Renzetti: «Per un’inversione di tendenza di questo tipo non sono necessari tempi lunghissimi- Basterebbe un Patto. Anzi, noi chiediamo un Patto per la Maremma, come se n’è siglato uno per Livorno e uno per Piombino». E vediamo per esempio due progetti che si potrebbero realizzare con il Patto: «Attraendo risorse private da unire a fondi pubblichi – immagina Cgil – si potrebbero trovare forme di aggregazione, come il consorzio, per arginare l’eccessiva polverizzazione delle imprese dell’agroindustria. E per il turismo, si potrebbe far decollare il Centro per gli Etruschi: sembra “qualcosa” di nicchia ma non lo è». Dagli industriali Rossi aveva dichiarato: «Non escludo un Patto anche per la Maremma, ma in tal caso bisogna coinvolgere il Governo come accaduto per Livorno e per Piombino». Non rimane che mettersi in moto.
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