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Venti anni in causa per un pozzo
Sull’acquisizione da parte del Comune deciderà la Cassazione
GAVORRANO. Ci sono storie che non finiscono mai. Anche piccole diatribe, capaci di andare avanti per molti anni, far ritardare lavori e costare soldi pubblici in cause legali.
Una di queste va in scena dal 2000 a Gavorrano e riguarda l’acquisizione di un pozzo nella zona chiamata l’Inferno, vedendo come protagonisti il Comune minerario e la società in liquidazione che ne deteneva la proprietà, la Alpe Tosca.
I rapporti tra le due parti erano partite bene, con la prima disposta a pagare il prezzo richiesto alla seconda, salvo poi trovarsi una diffida e relativo ricorso a sgomberare l’area perché i creditori erano tornati sui loro passi.
Sono passati quindici anni da allora e oggi forse ci si avvia all’epilogo, dato che Comune e società sono ricorsi alla Cassazione perché ogni trattativa è andata a vuoto. L’allora amministrazione aveva persino dato il via all’iter per una variante dell’opera definendola «urgente e importante».
Del resto, le due parti sembravano vicine: il Comune aveva acconsentito a pagare quanto richiesto e il curatore del fallimento dell’Alpe Tosca aveva girato con parere favorevole la proposta ai creditori. Passano gli anni e tutto sembra andare nel verso giusto, ma nel 2009 la società si rivolge al tribunale regionale delle acque pubbliche per chiedere al Comune, che intanto aveva avviati i procedimenti per i lavori, di lasciare l’area.
Nasce così un contenzioso che si trascina ancora oggi, che ha attraversato tutti i gradi di giudizio (con i giudici che si sono opposti all’annullamento degli atti come aveva chiesto il privato) fino ad arrivare in Cassazione. Sarà questa l’ultima tappa di una storia infinita. Dopodiché, in un modo o nell’altro, quel pozzo all’Inferno potrà essere finalmente essere utilizzato. (a.f.)
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