Il presidio
«Una tragedia anche per i più giovani»
Tante famiglie di Castell’Azzara vivevano con quegli stipendi. Fosco Fortunati preoccupatissimo per le prospettive
CASTELL’AZZARA. Floramiata è l’ultima azienda in crisi della lunga lista di imprese della montagna amiatina che in questi anni chiudono o si ridimensionano.
Lo dice chiaro e tondo il sindaco di Castell’Azzara Fosco Fortunati che delinea un quadro preoccupante del settore industriale amiatino a cui, alla fine degli anni ’70, si era guardato con la speranza di una ripresa economica definitiva che riscattasse la montagna ferita mortalmente dalla fine della fase dell’ epopea mineraria. «Sapere del fallimento di Floramiata è stato un colpo micidiale- spiega Fortunati il giorno dopo l’annuncio- Non ho parole per esprimere tutto il mio dolore per una nuova ed ulteriore perdita di posti di lavoro per gli amiatini, dolore per la crisi di un’azienda storica, andata nel precipizio del fallimento nonostante le sue risorse e le sue possibilità, dolore per tutti noi che vediamo diminuire giorno dopo giorno le opportunità imprenditoriali per questa terra e sfumare l’ingresso nel mondo del lavoro per i giovani. Sono addolorato, ma anche preoccupatissimo».
Fosco Fortunati si sente particolarmente coinvolto in questa tragedia. Infatti Castell’Azzara, pur trovandosi nel versante grossetano della montagna, ha sempre guardato al versante senese, a Piancastagnaio e alla Val di Paglia, in particolare, per la ricerca di impiego e lavoro, e oltre tutto la sua identità di paese minerario l’accomuna ai paesi del versante senese, con cui ha vissuto il momento della chiusura delle miniere e quello della occupazione nelle aziende della riconversione. Il sindaco non può fare a meno di ripercorrere la storia di questa azienda: «Floramiata - dice - fu una delle aziende nate col “progetto Amiata” che si propose di dare una risposta ai tanti ex minatori della montagna rimasti col cerino in mano dopo la chiusura delle miniere di mercurio. Proprio dalle ceneri delle miniere nacque la Floramiata, come anche la Rivart, l’azienda che produceva pannelli Pdf e che oggi si è riconvertita al tannino. Anch’essa è passata da 95 lavoranti ai 30-35 di adesso. Tempi di crisi, vero, ma sono posti di lavoro che si perdono. Con Floramiata abbiamo fatto il botto: 250 persone senza stipendio, sospese e senza futuro. L’azienda che nacque come centro della riconversione industriale dell’epoca post mineraria, nel territorio della Val di Paglia che negli anni è stata il vero serbatoio di lavoro per tutta l’Amiata, è fallita. Per Castell’Azzara è un dramma. Già era stato un dramma il ridimensionamento della Rivart e adesso Floramiata ci butta definitivamente a terra». (f.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
