Un canto Navajo in ricordo del morto
GROSSETO. «Non avvicinarti alla mia tomba piangendo. Non ci sono. Non dormo lì. Io sono come mille venti che soffiano. Io sono come un diamante nella neve, splendente. Io sono la luce del sole sul...
GROSSETO. «Non avvicinarti alla mia tomba piangendo. Non ci sono. Non dormo lì. Io sono come mille venti che soffiano. Io sono come un diamante nella neve, splendente. Io sono la luce del sole sul grano dorato. Io sono la pioggia gentile attesa in autunno. Quando ti svegli la mattina tranquilla, sono il canto di uno stormo di uccelli. Io sono anche le stelle che brillano, mentre la notte cade sulla tua finestra. Perciò non avvicinarti alla mia tomba piangendo. Non ci sono. Io non sono morto».
È con un canto Navajo che la compagna dell’uomo di 48 anni morto venerdì scorso nel suo appartamento in via Veio a Barbanella dopo che si era tolto un callo sotto la doccia, lo ha voluto salutare.
L’uomo è morto dissanguato sotto gli occhi increduli del fratello e dei soccorritori che hanno fatto di tutto per salvargli la vita.
La compagna, come ultimo messaggio, ha voluto utilizzare queste parole di speranza, parole che rassicurano sulla permanenza dell’uomo nel cuore di tutti quelli che lo hanno amato.
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