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Grosseto

la difesa

«Pronti a chiamare 180 testimoni»

«Pronti a chiamare 180 testimoni»

Il consulente chiede che anche Costa venga coinvolta

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GROSSETO. Avrebbe potuto cavarsela pagando un’oblazione da 500 euro per il danno paesaggistico e qualcosa di più per l’altra imputazione. E avrebbe chiuso il procedimento. Invece Francesco Schettino ha voluto affrontare il processo anche in questo caso. E le motivazioni non sono differenti da quelle del maxi processo, cioè far capire che le responsabilità non sono soltanto sue.

Il dottor Vincenzo Carlino, consulente della difesa, esperto in sicurezza del lavoro e di legge 231, ha espresso fuori dall’aula perplessità sul fatto che - sul processo sicurezza - non sia stato coinvolto il datore di lavoro, cioè Costa Crociere: «Se dovesse essere confermata questa linea, sarebbero condizionati 50 anni di sentenze», dice meravigliandosi che la Procura non abbia ritenuto la nave un luogo di lavoro, dove sono morti i 5 membri dell’equipaggio e i 27 passeggeri. E cita gli obblighi del comandante e dell’armatore, portando ad esempio la carta dei diritti del passeggero pubblicata sul sito della compagnia dove è indicato “Il diritto all’assistenza di un equipaggio che abbia ricevuto adeguata formazione nelle procedure di emergenza ed evacuazione” e “Il diritto a un impianto di alimentazione d’emergenza in caso di guasto a uno dei generatori principali”. Quale addestramento avevano ricevuto i 1106 lavoratori a bordo? La difesa lo vuole chiedere a i componenti del ruolo di appello: e li ha citati tutti e 180 come testimoni, compreso l’allora amministratore delegato Pierluigi Foschi e Paolo Mattesi, responsabile dell’ufficio sicurezza di Costa (l’accusa ha invece una decina di testi).

Anticipando altre linee di difensa, Carlino cita la relazione dei periti guidati dall’ammiraglio Cavo Dragone: e ricorda che vi erano in quello stesso ruolo di appello persone che non avevano requisiti. «Schettino lo aveva segnalato e la società non aveva provveduto: il 15 ottobre, il 16 dicembre e il 31 dicembre precedenti al naufragio». Carlino evidenzia anche criticità nel software Mistral per le movimentazioni dell’equipaggio ai fini del ruolo di emergenza: «Schettino non poteva cambiare nulla, veniva deciso tutto altrove». Preparare il personale costa, aggiunge il consulente, e la compagnia avrebbe dovuto provvedere anche alle sostituzioni del personale impiegato nelle esercitazioni.

Laino invece muove osservazioni alla parte finale dell’imputazione per il danno ambientale: a suo giudizio il fatto che la nave sia a 30 metri dalla battigia è in contrasto con il danno che sarebbe causato per i 300 metri verso l’interno a partire dalla stessa battigia. E non ritiene congruente l’inserimento degli specchi d’acqua circostanti nella parte di imputazione che fa riferimento all’articolo 142 del decreto legislativo 42 del 2004: «Nel decreto gli specchi d’acqua non ci sono».

(p.s.)

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