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IL FUTURO

La Tirrenica vale 1.500 posti di lavoro

di Giovanna Mezzana
Confindustria Grosseto, la platea dell'assemblea annuale
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Confindustria Grosseto, la platea dell'assemblea annuale

Irpet calcola i benefici per la Maremma se venissero realizzati Corridoio Tirrenico e Due Mari. Gap di 8.400 addetti rispetto alla Toscana

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GROSSETO. Per essere davvero Toscana alla Maremma mancano 8.000 posti di lavoro: ci vorrebbero 8.400 nuove assunzioni per non giocarsi più con Massa-Carrara la maglia nera della provincia toscana con il fiato più corto. La stima è di Irpet, l'istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, e arriva in occasione dell'assemblea annuale degli industriali grossetani, che si è svolta venerdì 9 ottobre 2015 nella sede dell'associazione in via Monte Rosa. Ospite, il presidente della Regione Enrico Rossi, che non esclude che anche per la Maremma si possa siglare un patto modello Piombino o Livorno: pro infrastrutture, ovviamente. In tal caso però «Bisogna chiamare in causa Roma – risponde il governatore – e direi di approfittare del fatto che abbiamo un governo pieno di toscani e un ministro come Del Rio». Rossi lascia un compito da fare ai maremmani: «Questo territorio deve esprimersi chiaramente in favore delle infrastrutture» dice; la Tirrenica «La si vuole – continua – o no? Dobbiamo chiedercelo perché se decidiamo di non volerla, condanniamo la Maremma ad essere marginale». Per sempre.

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Per viaggiare sulle lunghezze d’onda mediamente toscane, in Maremma dovrebbero essere creati 8.400 posti di lavoro. Dove c'è margine di sviluppo, dicono gli esperti: non nell'agricoltura, non nel terziario, ma nell'industria. Se vogliamo lavoro e benessere ci vuole produzione. Produzione Industriale. Non possiamo attrarre investimenti e “venderci” mediante l'immagine "macchiaiola" del Riposo in Maremma di Fattori. Il problema è che per fare industria ci vuole la logistica, le merci viaggiano ancora per la stragrande maggioranza su strada e in Maremma c'è tutto fuorché strade che possano definirsi tali.

«Il nostro territorio ha bisogno di una dotazione viaria minima – ricorda Mario Salvestroni, presidente della Confindustria grossetana – che colleghi la costa con l'interno: anche sulle direttrici a sud e a nord della Due Mari». Irpet ha misurato i benefici di cui godrebbe la provincia grossetana se nella Toscana del sud ci fossero quelle infrastrutture di cui il mondo dell'impresa lamenta la mancanza da decenni. Se il Corridoio Tirrenico fosse completato e la Due Mari realtà, la Maremma taglierebbe – zac – del 5-6% il costo generale del trasporto; “generale” significa riduzione dei costi e risparmio di tempo e il tempo, si sa, è denaro. Si innescherebbe un circuito virtuoso oliato dalle esportazioni e «il Prodotto interno lordo crescerebbe dell'1-1,5% – dettaglia Stefano Casini Benvenuti di Irpet Toscana – con una crescita di posti di lavoro di 1.000/1.500 addetti». Mille, non ottomila – e questo dà l'idea di quali passi da gigante si dovrebbero fare per respirare l'aria della Toscana – ma «sarebbe – dice l'esperto – un punto di partenza».

Non serve la bacchetta magica per indicare quale industria si può fare in Maremma: l'idea è «di potenziare i settori che già ci sono» dice Casini Benvenuti. E quindi: trasformazione alimentare, chimica, produzione di energia; quella che gli esperti chiamano l’industria in senso stretto – edilizia esclusa – e che lo scorso anno (rispetto a quello precedente) ha assicurato una crescita del 7% in termini di valore aggiunto, cioè 415 milioni di euro contro i 249 milioni (0%) dell'agricoltura: l'elaborazione su dati Prometeia è dell'Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa-Carrara.Inutile sognare. Si ritorna sempre lì: alle strade che in Maremma non ci sono. «La strada del Cipressino che collega alla Due Mari tutta la zona dell'Amiata e in cui operano industrie di eccellenza – affonda Salvestroni – aspetta ancora un intervento, promesso e mai attuato. Idem per la strada regionale di collegamento tra Follonica, Massa Marittima e l'entroterra».

 

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