Italia
Altre pecore sgozzate in pieno giorno: è allarme
Dopo l’attacco alla fattoria di Preselle, i predatori sono tornati a colpire La rabbia del proprietario: «È diventato pericoloso anche per noi che lavoriamo»
GROSSETO. Tre predazioni in 10 giorni. Ancora nel mirino dei predatori l’azienda di allevamento Mota, vicino Roselle, guidata da Beppe Catocci e dal figlio Alessio che in poco più di una settimana ha visto devastare il suo gregge di oltre dieci capi. E anche questa volta tre pecore sono state sgozzate, e questa volta in pieno giorno giovedì pomeriggio. «Altre tre pecore andate - racconta Beppe Catocci - io non ho più parole. Quando sono andato a portare il fieno, ho visto la nuova strage. Le altre due volte gli attacchi erano avvenuti di notte nonostante la sorveglianza mia e di mio figlio che ormai nemmeno dorme più. Bisogna stare con le pecore giorno e notte, tralasciamo i lavori della campagna per il gregge. Stanotte siamo rimasti alzati per non perdere di vista il gregge. Mio figlio Alessio è andato a dormire alle 5 e io sono rimasto qui, davanti al gregge ancora terrorizzato. Sono sempre più stupefatto che nessuno voglia prendere in mano e capo a questa storia che non solo sta mandando in rovina la mi azienda ma che sta sconvolgendo tutto il patrimonio ovino maremmano e amiatino». Catocci chiede a tutti di fare qualcosa, di prendere la situazione non sottogamba e se necessario di andare a una grande manifestazione: «Non ne possiamo più, sia chiaro - dice - io sono una persona tranquilla, mica un pianta grane. Ma vedo sgretolarsi l’azienda in modo irreparabile. L’altro giorno, alle 11 di sera mio figlio si è trovato in mezzo al gregge con due predatori di 80 chili ciascuno. Un pericolo per le pecore è vero, ma a questo punto un serissimo pericolo anche per noi. Abbiamo paura e ci appelliamo al buon senso di chi ci governa, affinché si muova per salvare noi e i nostri beni».
Catocci cerca anche di capire perché in questo periodo le aggressioni si facciano più frequenti e le greggi siano praticamente assediate dai canidi: «Ci ho pensato e ripensato - dice - è in autunno che si ricomincia a vedere stragi su stragi. Forse sarà il periodo della caccia e gli animali sono disturbati e dunque accerchiano le greggi muovendosi. Ma è una mia opinione personale che potrebbe essere sbagliata».
Intanto nella stessa giornata altri attacchi si sono avuti in varie parti della provincia: il più grave nell’azienda di Giovanni Zizi a Preselle dove fra pecore morte, ferite e disperse, sono stati compromessi una sessantina di capi, poi un altro attacco nella zona di Marrucheti e ancora una pecora predata nell’azienda di Virgilio Manini a Saturnia. L’associazione di categoria Cia, guidata dal vicepresidente regionale Enrico Rabazzi ha invocato, già ieri, ufficialmente, misure tempestive e certe : «Non si accettano più promesse», ha detto.
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