Il Tirreno

Grosseto

squadra mobile

Spaccio di cocaina, quattro albanesi sono sotto processo

Spaccio di cocaina, quattro albanesi sono sotto processo

GROSSETO. È una questione di droga quella che coinvolge quattro cittadini albanesi, rinviati a giudizio su richiesta della Procura. Spaccio di cocaina, in particolare, con modalità e protagonisti...

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. È una questione di droga quella che coinvolge quattro cittadini albanesi, rinviati a giudizio su richiesta della Procura. Spaccio di cocaina, in particolare, con modalità e protagonisti individuati dalla squadra mobile della Questura di Grosseto nel corso del 2012.

Il gup Valeria Montesarchio ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Alessandro Leopizzi e ha disposto il processo per Reno Kaja, 37 anni, Bledi Kaja, 31 anni, Mumin Tachi, 27 anni, ed Erjon Bregu, 31 anni (difese Cerboni e Calò). Reno e Bledi Kaja sono imputati della cessione con cadenza settimanale di cocaina per quantità variabili tra i 25 e i 50 grammi, nonché della cessione ad altre quattro persone (avrebbe materialmente agito Bledi), fino al marzo 2012. Bregu deve rispondere dell’acquisto di cocaina e della detenzione di quantità per uso non esclusivamente personale, nonché dello spaccio a due persone (cinque dosi prima del 7 giugno). Tachi, in concorso, deve rispondere del possesso di cocaina per una quantità non determinata: ne avrebbe comunque ceduta 2 grammi a un uomo dietro la promessa di 150 euro che non sarebbero mai stati versati (luglio 2012).

Le intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché i tabulati telefonici, i sequestri al termine delle perquisizioni e i verbali di sommarie informazioni nonché gli interrogatori hanno costituito la base sulla quale la Procura ha chiesto il processo per i quattro albanesi. Una base ritenuta sufficiente per instaurare un dibattimento. (p.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera