Il presidio
Assalto all’ovile: il branco uccide 40 capi
Massacro nella notte nell’azienda Zizi di Preselle: quindici pecore sbranate e altre venticinque da abbattere
PRESELLE. Strage infinita di pecore. Una tragedia che nessuno pare essere in grado di fermare. Quarantuno capi, fra cui un giovane ariete, tutti animali selezionati, colpiti a morte da un attacco di un branco di predatori la notte dell’8 ottobre a Preselle (Scansano), nell’azienda Zizi. Un’intera famiglia che dal 1992 guida una grande azienda storica della Maremma, fra le più note della provincia.
L’attacco a un gregge “doc”. Nella notte un branco di predatori è entrato in uno dei recinti delle pecore che erano state radunate in un unico spazio perché gravide, e ha fatto uno scempio. Sedici sono morte subito e 25 sono state ferite mortalmente e dovranno essere abbattute perché azzannate alla gola. Fin dalla notte sono state in agonia fra mille tormenti. Una quindicina di pecore sono disperse e presumibilmente saranno andate a morire più lontano.
Il branco in azione. Quello che ha attaccato scavalcando il recinto e terrorizzando i cani, uno dei quali si è rifugiato nel capannone dell’azienda, con ogni probabilità è un branco. «Alcuni morsi – spiega Giuseppe Zizi – sembrano proprio essere di cucciolo e non di predatore adulto». I predatori hanno lasciato nel prato carcasse spolpate, brandelli di carne, e alcuni animali in fin di vita». Se ne sono accorti, all’alba, i fratelli Zizi, Francesco, Antonio e Giovanni, che col padre Giuseppe trascorrono 24 ore su 24 la loro vita in questi pascoli, sorvegliando ora l’uno ora l'altro branco, dislocati in vari punti del terreno aziendale. «Queste 41 – spiega Giuseppe – sono pecore selezionate, iscritte all’albo genealogico ed erano tutte gravide. Il capostipite mi è costato 6.000 euro circa. Da considerare poi che altre quindici non si sono trovate e siamo a quasi 60 capi massacrati». «Lavoriamo 24 ore al giorno – spiega Antonio – e non serve. Non serve più nulla, perché ormai qualcuno ha deciso di far finire l’arte della pastorizia nella Maremma. Stanno disintegrando il patrimonio ovino che è calato irrimediabilmente e in capo a tre anni ne resteranno appena le tracce».
Fra predazioni e blue tongue. Regna lo sconforto, la mattina dopo la strage, mentre altri branchi di pecore pascolano poco lontano. Ci sono cavalli, mucche, animali da cortile, cani. «Questa vita l'abbiamo scelta e in questa azienda mi ci sono impegnato per la vita – spiega Giuseppe – e contavo di dare un futuro prospero ai miei figli che vi lavorano e che adesso la gestiscono. Invece non è così. Ci sono mille difficoltà. La blue tongue, la lingua blu, ad esempio, mi ha procurato un milione di euro di danni a causa di una vaccinazione che ha avuto conseguenze catastrofiche sulle pecore. Adesso, addirittura, il vaccino in Toscana non viene fornito come invece accade in altre regioni come l’Umbria e la Sardegna. La malattia della blue tongue e le sue conseguenze mi hanno decimato il gregge e ora per salvare gli agnelli dobbiamo allattarli artificialmente. E infine ci sono i predatori che ogni poco tempo entrano, uccidono, provocano perdite enormi».
Regione, promesse mancate. Giuseppe ricorda le promesse della Regione Toscana di risolvere il problema e urla tutta la sua delusione e la sua riprovazione per una politica che non riesce a rispondere alle richieste degli allevatori. «Il governatore Rossi aveva fatto promesse precise quando venne a Grosseto – dice – e anche l’assessore Remaschi a parole non si è tirato indietro. Invece nulla è cambiato. Non si esce dalla posizione ormai consolidata che le pecore debbano stare nei bunker e i predatori in libertà. Poi, da un lato, le istituzioni consigliano di fare miglioramenti genetici e noi spendiamo fior di quattrini per questo. Ed ecco il risultato. I miei 60 capi erano tutti selezionati, frutto di un lavoro di anni e anni e di sacrifici fisici ed economici. Dobbiamo pure pagare l’Imu sui terreni agricoli perché ci scorrazzino i lupi. Cioè li dobbiamo nutrire e pagare il terreno solo per loro. Mi pare una vera macchinazione a nostro danno. Ma poi mi chiedo: a chi giova tutto questo? A cosa serve? I progetti milionari messi in campo sono aleatori e senza risultato. Lo dimostrano gli attacchi continui. Stamani ve ne è stato uno anche ai Marrucheti, con una pecora sgozzata. E poi decisioni assurde dall’Europa, come fare il formaggio col latte in polvere. Mica sarà per questo che vogliono far fuori gli allevamenti di pecore?».
Spese per abbattere e smaltire.Intanto mentre Giuseppe si dispera, arrivano il veterinario, le guardie forestali e il veterinario d’azienda. Scattano foto, esaminano i morsi, prelevano campioni. «Dal pomeriggio – chiude Giuseppe – cominceremo a cercare quelle mancanti, smaltiremo le carcasse al centro del caseificio di Manciano, abbatteremo le pecore agonizzanti. No, non è più vita la nostra. Se non fossimo così attaccati al nostro lavoro, ci sarebbe la tentazione di chiudere bottega».
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