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Finti franchi svizzeri per la compravendita, due condanne
Erano imputati per tentativo di truffa a Campagnatico ed uno di loro anche per aver cercato di corrompere le fiamme gialle
CAMPAGNATICO. Due condanne per il tentativo di truffa legato alla compravendita di un immobile a Campagnatico (casolare, ristorante e terreno circostante) con 130mila euro da pagare per la mediazione. Una mazzetta-civetta quella che secondo l'accusa era stata portata all'appuntamento per la conclusione dell'affare: apparentemente 800mila franchi svizzeri, in realtà nella valigetta ce n'erano appena 8mila, il resto erano fogli di carta con la scritta "fac-simile", come poi era stata chiamata l'operazione. Un affare non andato in porto perché i proprietari avevano sospettato qualcosa e avevano invitato la guardia di finanza a presentarsi in incognito all'appuntamento.
Sotto accusa Luigi Toselli, 58 anni, che all'epoca si era presentato come il dottor Mario Benghini e che dunque doveva rispondere anche di sostituzione di persona (ma anche di un tentativo di corruzione della guardia di finanza), e Dejan Gjorgjevic, 38 anni, macedone, entrambi residenti a Roma. Il primo è stato condannato a 2 anni (pena sospesa), il secondo a 1 anno e 200 euro.
Sono stati anche condannati a risarcire le parti civili, costituitisi con l'avvocato Elena Pellegrini, cioè Nilo Toniazzi e Giuliana Berogna, 75 e 72 anni. La richiesta era stata di 70mila euro complessivamente, per i danni morali visto che il patrimonio era stato salvato dall'intervento delle fiamme gialle: sono stati riconosciuti 6 mila euro, più 2.500 di spese. Il collegio (Puliatti presidente, Muscogiuri e Stramenga) ha disposto anche la confisca dei franchi svizzeri veri e la distruzione di quelli in fac-simile, nonché la restituzione dell'auto con la quale i due si erano presentati all'appuntamento e di 681 euro.
Toselli e Djorgjevic si erano presentati come intermediari dalla Adriatica Yacht srl e avrebbero proposto 1 milione di franchi svizzeri per comprare l'immobile, con la metà al preliminare. E avrebbero preteso il loro compenso per la mediazione: 130 mila euro, di cui 80 mila in contanti e il resto in assegni a garanzia. Il 10 marzo 2009 l'appuntamento finale in un albergo a Grosseto: i due erano arrivati a bordo di una Fiat Marea. Quando l'accordo stava per perfezionarsi, erano entrate in azione le fiamme gialle.
Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi aveva chiesto pene differenziate per i due imputati (un terzo complice è rimasto ignoto). Per Gjorgjevic, imputato della sola tentata truffa, 8 mesi. Per Toselli, che doveva rispondere anche del tentativo di corruzione nei confronti dei sottufficiali della guardia di finanza nonché di sostituzione di persona, 2 anni. "Una truffa che ricorda quelle della commedia all'italiana degli anni Sessanta - aveva detto il pm citandò Totò - Tra l'altro, le vittime sono due soggetti in età avanzata e sprovveduti di fronte alle modernità degli strumenti commerciali". I due erano stati arrestati, ma il gip non aveva convalidato.
Di tutt'altro parere il difensore Stefano Adami: a differenza dell'accusa, il legale aveva sostenuto l'inidoneità e la mancanza di univocità degli atti a sostegno dell'ipotesi del tentativo della truffa, ravvisando caso mai un falso. "Queste sono truffe che leggiamo su Topolino, al massimo, non sono nemmeno da Totò e Peppino", aveva detto per attenuare le responsabilità dei due imputati, evidenziando anche la "goffaggine" espressa nel confezionamento del denaro. E per l'ipotesi di corruzione, aveva sottolineato che i soldi che sarebbero stati offerti per chiudere tutti e due gli occhi "non erano più nella disponibilità di Toselli, perché già sequestrati" e che le fiamme gialle avrebbero dovuto stracciare gli atti fino a quel momento compiuti. In sintesi, aveva sostenuto l'insussistenza di entrambi i reati. Il ricorso in appello potrà essere presentato dopo che saranno depositate le motivazioni, cioè fra novanta giorni.
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