Il Tirreno

Grosseto

«Feci tutto da solo, gli amici non c’entrano»

Omicidio del carabiniere: Gorelli testimone davanti al Tribunale dei minori, sentito anche Marino

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CERRETO GUIDI. «Ho fatto tutto da solo, gli altri non c'entrano niente». Lo ha detto ieri mattina al pm Roberta Pieri nell'aula del tribunale dei minori di Firenze Matteo Gorelli.

Il 23enne di Cerreto Guidi, condannato per l'omicidio volontario dell'appuntato dei carabinieri Antonio Santarelli, si riferiva alla presunta complicità di tre amici, minorenni all'epoca dei fatti, nel delitto avvenuto il giorno di Pasquetta 2011 a Sorano. Amici sotto processo da qualche mese davanti al Tribunale dei minori, perché all’epoca dei fatti non avevano ancora diciotto anni.

Gorelli, difeso dall'avvocato Luca Tafi, è stato condannato in secondo grado a venti anni di reclusione (sentenza recentemente confermata dalla Cassazione) dopo che in primo grado gli era stato inflitto l'ergastolo. Ieri nel processo ai suoi amici minorenni residenti nell’Empolese ha ribadito in qualità di testimone che lui e lui soltanto sarebbe il responsabile dell'omicidio.

Gorelli e i suoi tre amici vennero fermati la mattina a un posto di blocco a San Martino di Manciano, nei pressi di Sorano, in Maremma, prima di andare a un rave party. Il giovane, diciannove anni all'epoca dei fatti, colpì due militari con un grosso bastone di legno: l'appuntato Antonio Santarelli morì un anno dopo per i colpi ricevuti, al termine di un lungo calvario in ospedale, mentre il collega Domenico Marino rimase gravemente ferito.

Oltre a Gorelli, ieri mattina sono stati sentiti altri testimoni della pubblica accusa, tra cui i medici che intervennero quel lunedì di Pasqua, il carabiniere Marino e alcuni residenti della zona. Questi ultimi furono svegliati dalle grida provenienti dalla strada, hanno raccontato, in particolare da alcune voci giovanili che avrebbero affermato, sconvolte: «Ma che cavolo hai fatto... sei un pazzo!». Le affermazioni dei residenti, unite a quelle di Matteo Gorelli, porterebbero dunque molti punti a favore di quanti ritengono - innanzitutto i legali difensori dei tre minori, gli avvocati Alberto Corsinovi, Sandro Guerra e Elena Benucci - che i tre ragazzi vadano scagionati dall'accusa di aver aiutato l'amico maggiorenne a uccidere il militare. Le imputazioni nei loro confronti sono infatti di concorso in omicidio volontario, tentato omicidio e rapina.

La pensano diversamente i giudici della corte d'assise d'Appello di Firenze che nelle motivazioni della sentenza del settembre 2013 a carico di Gorelli, ipotizzano come uno dei tre minorenni possa non essere «rimasto pietrificato nei pressi della Clio, facendo un passo avanti solo per vociare all'indirizzo di Gorelli al momento dell'aggressione». La prossima udienza è fissata per il 2 dicembre.

Massimo Mugnaini

©RIPRODUZIONE RISERVATA©RIPRODUZIONE RISERVATA

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