Il presidio
Alcol e vuoto esistenziale «Così si diventa vandali»
L’allarme della psicologa Bertoncelli: le ordinanze servono ma non bastano I cittadini devono riappropriarsi degli spazi pubblici per dare segnali positivi
di VANNA BERTONCELLI*
Nella ridda di lamentele e ordinanze per l’ennesimo atto vandalico è assordante il silenzio di coloro che hanno il compito di educare i giovani. Amministratori e politici si fanno avanti con proposte aleatorie e senza fondamento.
Una collettività di persone non dovrebbe trovarsi nella condizione di avere paura dei propri giovani.
Ma non di allarmismi c’è bisogno. E neanche di sola indignazione. Ma piuttosto di riflessione. Grosseto, in rapporto al numero degli abitanti, ha un disagio giovanile maggiore rispetto ad altre città italiane. Negli anni Settanta, quelli del boom economico e non della crisi, per le vie cittadine si inciampava nei corpi di giovani che, strafatti di eroina, giacevano riversi davanti a vetrine e portoni. Una pratica all’ordine del giorno, i furti a raffica di autoradio e nelle abitazioni di parenti e amici, per procurarsi la dose. Terzo millennio. Altre generazioni, ancora disagio. Giovani fatti di alcol e in preda al vuoto esistenziale, spesso in zona di confine con la psicopatologia dove si agitano i fantasmi dei disturbi di ansia e di quelli della personalità, vagano nella notte per quelle stesse vie.
Sono giovani con una comunicazione interpersonale ridotta che si limita a esprimere sottomissione o aggressività. Con scarsa capacità di provare piacere come di provare empatia. Sono annoiati, demotivati, senza progettualità. Vogliono tutto e subito. Insensibili alle gratificazioni del quotidiano cercano sensazioni forti. In un ottica che esclude il senso etico della vita agiscono, senza sentirsi in colpa per le conseguenze delle loro azioni, ciò che da piacere immediato, ciò che eccita. La difficoltà a gestire i propri impulsi, la tendenza agli atti aggressivi, l’incapacità a instaurare relazioni affettive stabili sono terreno fertile, trasversalmente alle condizioni sociali e economiche, per vandalismo, bullismo, stalking.
Una Grosseto blindata, con l’installazione di cancelli al centro commerciale di Gorarella, le vetrate antisfondamento nelle troniere sulle mura e la videosorveglianza diffusa non risolve il problema. Perché il disagio si sposta e trova modo di manifestarsi là dove esistano condizioni favorevoli. I segnali che provengono dall’ambiente influiscono sul senso civico. Così se per terra ci sono cartacce ci si sente autorizzati a gettare lì la lattina di birra e via in un crescendo. Incuria e abbandono, degrado e sporcizia. Un area urbana con queste caratteristiche indurrà ad azioni violente contro monumenti ed edifici e a comportamenti aggressivi verso animali e persone. Svuotamento del centro storico ma anche del primo anello fuori le mura, per la trasformazione degli immobili da residenziali a commerciali, scritte su muri e serrande, arredo urbano a casaccio, deiezioni canine ed umane, sono segni di degrado facilitatori di situazioni di pericolo. Il degrado autorizza alla parolaccia, al gesto violento, alla rissa, al furto. Il passo tra degrado, disagio, vandalismo, bullismo e azioni di microcriminalità può essere breve.
Opportuno avere nelle strade. i vigili urbani. Non motorizzati, ma a piedi, con funzione di prossimità alla gente e di educazione civica ai cittadini.
Si può parlare, per la diffusione del problema, di disagio sociale di adolescenti e giovani. Sono necessari interventi di prevenzione sugli individui ma anche sulle famiglie e sul contesto sociale. C’è bisogno di illuminare vie, percorsi urbani e camminamenti sulle Mura ma, con un forte impegno educativo e culturale, soprattutto le menti di questi troppi giovani allo sbando.
Il disagio è un problema plurifattoriale e richiede interventi su più piani come il rendere fruibili gli spazi urbani in modo che sia la presenza degli stessi cittadini a fare da antidoto al degrado. Ma rendere appetibile la città e motivare le persone a viverla richiede la capacità, in chi vuole governare, di pensare gli interventi in una prospettiva a lungo termine, non in preda alla demagogia e in un’ottica elettorale, ma avendo cura della res publica. Richiede il sostegno alla famiglia e alle altre agenzie formative quali la scuola, l’associazionismo religioso, sportivo e quant’altro per riappropriarsi della funzione educativa che comporta anche il coraggio di proporre ai giovanissimi il concetto di limite, il NO.
In Italia, circa il 50 per cento degli studenti della scuola secondaria non completa gli studi. Certo, ci sono le eccellenze. In Italia e pure a Grosseto. Ma una società non si fonda sulle eccellenze.
L’indagine conoscitiva sulla Condizione dell’infanzia e dell’adolescenza redatta da Eurispes e Telefono azzurro per il 2012 fotografa la condizione delle nuove generazioni nel bel paese. Sono stati intervistati circa tremila giovani affrontando diversi temi tra i quali la famiglia, la scuola, il consumo di alcol, Internet, la violenza. Il rapporto rileva che i giovani tra i 12 e i 18 anni percepiscono gli adulti, che vivono con senso di estraneità, come disinformati rispetto alle nuove tecnologie. Gli adolescenti costruiscono sempre più la loro identità all’interno del gruppo dei pari con i quali condividono abuso di alcol, internet, sesso. Oltre il 60 per cento del campione dichiara di bere alcolici, birra e vino, ma soprattutto superalcolici, per divertirsi. Il consumo incomincia già nella scuola media. E se la noia coinvolge oltre il 40 per cento dei giovani intervistati, la rabbia va oltre il 22 per cento. Nelle coppie di giovani, senza differenza tra maschi e femmine, alla faccia di tutte le campagne condotte nelle scuole su violenza di genere, bullismo e stalking, la violenza verbale, con urla e insulti, raggiunge circa il 30 per cento e aumenta con l’età.
Comportamenti quali abuso di alcol e sostanze, violenza gratuita su persone, animali e cose, reazioni aggressive sproporzionate agli stimoli, non sono fenomeni slegati tra loro ma sono in un rapporto di correlazione. Giovani soli, in balìa della noia. Soli dentro la rete e fuori dalla rete.
*Psicologa
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