Il presidio
Centrale a biomasse Lo stop non ferma i timori
Il Comitato Val di Farma è soddisfatto per la decisione del sindaco Limatola «Ma attenti a parlare di aree industriali: non si riapra la strada già chiusa ai gessi»
ROCCASTRADA. Soddisfatti per la notizia che la megacentrale a biomasse non si farà, ma preoccupati per altre considerazioni del sindaco Francesco Limatola riportate nell’intervista rilasciato sabato scorso al Tirreno.
Il comitato Val di Farma parla attraverso il suo portavoce, Loretta Pizzetti: «L’esito di questa battaglia, costata tempo, fatica e denaro, è positivo. Ma a questo punto un commento spetta anche a noi, intanto per sottolineare il ruolo della cittadinanza, minimizzato dal primo cittadino».
«Ricordo _ prosegue la Pizzetti _ che all’inizio del percorso (era il gennaio del 2013 quando fu stipulato il protocollo d’intesa sul bacino del gesso) l’amministrazione era favorevole alla realizzazione dell’impianto e i famosi paletti sono stati messi soltanto dopo svariate assemblee, banchetti informativi e convegno dell’ottobre 2014…».
Ma non finisce qui. Il comitato Val di Farma si definisce disorientato dalla seconda parte dell’intervista al Tirreno, laddove si afferma: «Avanti tutta con la variante e con la creazione di nuove zone D».
«Premesso e sottolineato che nessuno è contrario all’occupazione e al mantenimento o alla creazione di posti di lavoro nel bacino del gesso _ evidenzia la Pizzetti _ non possiamo che porci alcune domande: innanzitutto con le zone D non si torna indietro: le aree di cava, che adesso sono aree agricole destinate temporaneamente a attività estrattive, invece di essere ripristinate e tornare bosco verranno destinate eternamente ad attività industriali, all’inizio sulla filiera del gesso, ma poi?».
Seconda domanda posta dalla Pizzetti: «Le risorse risparmiate per ripristinare tornano in qualche modo alla comunità che sta cedendo il territorio»?
Secondo il comitato Val di Farma «le aziende possono già attualmente investire in stabilimenti che trasformano il prodotto escavato (vedi produzione di pannelli e premiscelati); la possibilità che si intravede invece è quella di poter impiantare fabbriche che con il gesso escavato nelle cave di Roccastrada non hanno nulla (o hanno molto poco) a che fare, svincolando progressivamente l’attività industriale da quella estrattiva».
E qui viene da pensar male e la Pizzetti non usa giri di parole: «Non risale a qualche anno fa la richiesta di avviare attività di utilizzo di materiali estranei all'area di cava (gessi da de-solforazione), per adesso negata proprio in virtù del fatto che non si tratta di aree industriali? Ecco perché ci rivolgiamo al sindaco e a tutti i consiglieri affinché valutino con attenzione e lungimiranza il peso che certe decisioni possono avere sul destino del territorio e delle persone che lo vivono, così come hanno saputo riflettere sulle conseguenze negative che la realizzazione della centrale avrebbe comportato. Vorremmo a breve delle risposte chiare ed esaurienti, senza tergiversare e senza ritardi eccessivi, come si conviene a un Comune che vuol fare della partecipazione un elemento fondante del proprio amministrare».
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