Il Tirreno

Grosseto

Si riparte con i caschi per l’esercito

di Francesca Gori
Si riparte con i caschi per l’esercito

La Vemar e la Vh sono al concordato: nasce la newco, tra i soci anche sette dipendenti dell’azienda di via Topazio

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GROSSETO. Sei, sette dipendenti, due imprenditori e una sfida che sa di miracolo: quella di continuare con la produzione a Grosseto, almeno per quanto riguarda i caschi top di gamma, quelli per le auto che sfrecciano sui circuiti internazionali e quelli per l’esercito. È la sfida di Vemar, che ha cambiato nome e assetti dopo che le due società che la componevano, la Vemar Helmets appunto e la Vh Industriese hanno presentato al tribunale la richiesta di accesso al concordato per diversi milioni di euro. Bene, per salvare una delle produzioni che hanno fatto conoscere il nome di Grosseto nel mondo, con quei caschi di design e alta qualità è nata la Vm Safety, una newco voluta da sette dipendenti della Vemar, insieme a Nicola Simoni e a un altro imprenditore grossetano che ha deciso di investire in questo settore. Alla guida del consiglio di amministrazione c’è Andrea Frassinelli e la strada che la società ora sta cercando di percorrere dopo la presentazione del piano industriale è quella della realizzazione di caschi per l’esercito. Un settore nuovo che è stato lanciato grazie a una linea che ha attirato l’attenzione del ministero della difesa. «Non ci sono ancora commesse - dice Nicola Simoni - e sappiamo anche bene che quella non è una strada facile da seguire, ma non avevamo grandi alternative. Il mercato del casco ha subito in Italia un crollo vertiginoso, non si vendono più moto né scooter e rischiavamo davvero di dover chiudere». L’idea di cambiare linea e di cercare alternative è arrivata già da tempo nell’azienda di via Topazio. La produzione di caschi della linea più economica ormai è stata delocalizzata in Cina e a Grosseto si realizza soltanto il top di gamma. «Caschi per le auto, ad esempio - dice ancora Simoni - come quelli che vengono utilizzati sui circuiti di gara». E qui i clienti, nonostante si tratti di una nicchia, non mancano né in Italia e nemmeno all’estero. Stati Uniti su tutti.

Ma cosa succederà ora da un punto di vista occupazionale? Con le due società al concordato, sono stati iscritti una trentina di dipendenti nelle liste di mobilità. Diciotto dipendenti sono diventati eccedenti rispetto alle esigenze tecnico-produttive della Vh Industries. Altri quindici lo sono invece per quanto riguarda la Vemar Helmets. Ma i sindacati che si sono seduti al tavolo con Simoni e con i soci che hanno dato vita alla newco sanno che quei numeri indicati nei piani di licenziamento non resteranno tali. «Abbiamo già assorbito il 70-80% dei dipendenti nella nuova società - dice ancora Nicola Simoni - e a breve cercheremo di riprendere tutti i nostri dipendenti». Una speranza, per ora, più che una promessa. Anche se i numeri della nuova società nata dalle ceneri della Vemar e della Vh stanno dando ragione a chi ha deciso di andare avanti con la produzione di caschi per le auto e ora anche per l’esercito. Sperando che il mercato dia dei segnali di ripresa un po’ più vigorosi.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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