Il Tirreno

Grosseto

Scuola, c'è un record in Maremma: un liceo con un solo banco occupato

di Giulia Sili
Giada Montomoli "padrona" della classe
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Giada Montomoli "padrona" della classe

Il "classico" di Massa Marittima ha una sola studentessa, Giada Montomoli. Dopo di lei l'istituto potrebbe chiudere

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MASSA MARITTIMA. “Mala tempora currunt” per i licei classici italiani. È da anni che se ne parla: gli studenti ormai preferiscono materie più “concrete” rispetto allo studio delle Belle Lettere. E la crisi non ha risparmiato neanche Massa Marittima che quest’anno vede un’unica studentessa iscritta nel registro di classe del liceo classico San Bernardino degli Albizzeschi.

Quello di Massa Marittima è l’unico liceo classico dell’Alta Maremma; la sua chiusura significherebbe una perdita enorme sia per la comunità che per il futuro delle nuove generazioni.

Lo sa bene la dirigente scolastica Marta Bartolini che confessa con orgoglio: «Il nostro liceo è l’unico nel raggio di moltissimi chilometri e da sempre è stato un fiore all’occhiello della città per il livello di preparazione che dà ai suoi studenti, chiuderlo sarebbe una sconfitta per tutti».

Ma come è possibile mantenere una classe con un unico studente? Solitamente le classi hanno bisogno di un numero minimo di iscritti per essere avviate (diciotto-venti studenti) ma Massa Marittima ha tentato il tutto per tutto e ha aderito al programma ErreCubo, un progetto pilota del Miur, ideato per le zone montane al fine di salvaguardare e valorizzare i piccoli istituti che non riuscivano a raggiungere il numero di iscritti previsti.

Così Giada Montomoli, questo il nome dell’unica studentessa iscritta al secondo anno, ha avuto la possibilità di rimanere nella sua città, evitando la dura vita del pendolare per seguire i suoi studi.

Giada è da sola in classe a seguire le nove ore di greco e latino previste dal programma del vecchio ginnasio. Per le altre materie, invece, si sposta nella classe seconda dell’istituto tecnico chimico. Uno svantaggio che ha però molti aspetti positivi. Segue infatti un programma di matematica più serrato, lo stesso degli studenti del chimico, ha l’acceso ai laboratori, un’ora in più di matematica a settimana e la possibilità di usufruire di un tablet personale previsto proprio dal progetto ErreCubo.

«Solo le ore di italiano sono un po’ ridotte – dice Giada – ma la professoressa fa di tutto per mantenere il programma in pari, in questo modo anche i miei compagni di classe si trovano a studiare qualcosa che altrimenti non avrebbero, insomma ne gioviamo tutti».

Quasi un modello scandinavo quello massetano, seguito anche dai comuni di Barga e Aulla. «Il progetto ErreCubo con quest’anno si è concluso – dice la dirigente Bartolini – adesso dobbiamo aspettare febbraio e vedere quanti iscrizioni avremo per le classi del prossimo anno, se gli iscritti arriveranno almeno a diciotto potremo ripartire a settembre con una nuova prima, noi siamo fiduciosi».

Giada ha scelto volontariamente la sua carriera, sapeva che sarebbe stato diverso per lei ma non per questo ha rinunciato. «I miei genitori mi hanno dato una base solida sulla quale costruire, mi hanno portato spesso a teatro a vedere l'Opera e nei musei, la nostra è una famiglia che ama leggere, il mio libro preferito è “Il piccolo principe” ma in casa leggiamo molto anche i classici. Mio fratello piccolo si chiama Achille» dice ridendo ma celando anche un po’ di orgoglio verso sua madre e suo padre che sono una casalinga e un impiegato. Per l’università pensa a marketing e comunicazione, anche se il sogno nel cassetto è quello di seguire una scuola di recitazione a Roma.

Quello di Giada è però un caso a parte perché gli iscritti degli istituti superiori di Massa Marittima non sono certo pochi. Contano quattrocentocinquantasette frequentanti, i ragazzi hanno però preferito scuole più facilmente “spendibili” come ad esempio il nuovo professionale per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, che quest’anno vede nei registri ben due prime. Ma la situazione locale è lo specchio di quella nazionale, dove solo il 6 per cento degli studenti sceglie di studiare al liceo classico. Uno strano caso che contrasta con l’idea della formazione umanistica considerata, da sempre, come la fucina delle élite intellettuali del Paese.

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