Il Tirreno

Grosseto

Un volto per ogni anno, in quell'albero c'è tutta Follonica

Paola Villani
L'albero dei follonichesi, l'opera di Francesca Manetti
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L'albero dei follonichesi, l'opera di Francesca Manetti

«La mia città, radici d’esperienza e germogli nuovi». L'artista spiega com'è nata l'opera che riassume in un'immagine la storia del luogo

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FOLLONICA. “Un secolo in faccia”. Visi, sorrisi, vite: follonichesi “doc” e stranieri che hanno scelto Follonica come casa. E che insieme rappresentato le radici su cui si regge la comunità e le fronde dalle quali quella comunità spiccherà il volo negli anni futuri. Un’immagine che racconta da sola la storia di una città, la città di ieri, di oggi e di domani.

Un volto per ogni anno, partendo dal 1917 fino al 2013. Francesca Manetti, anche lei follonichese, è l’autrice degli scatti inseriti nell’installazione formata da un grande albero ricoperto di polaroid con raffigurati i visi, affisse dalle radici alla chioma, dai più anziani ai più giovani. Un albero genealogico sui generis, che racconta la storia di una famiglia basata non su legami di sangue ma di cittadinanza. La famiglia follonichese.

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Ha impiegato non poco tempo, Francesca, per riuscire a portare a termine il suo progetto. Ma alla fine il risultato le ha dato grandi soddisfazioni.Da sempre affascinata dalla fotografia, si è avvicinata al mondo delle immagini solamente nel 2000. La sua formazione è iniziata da autodidatta, integrando le numerose prove sul campo con la lettura di libri, manuali e riviste specializzate del settore, visitando mostre e manifestazioni; si è perfezionata nel 2005 con un corso di fotografia organizzato dallo storico circolo Fotoclub Follonica, proprio nella sua città. E proprio di quel gruppo Francesca Manetti oggi è presidente.

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L’idea di questo progetto fotografico nasce nel 2013 per la rassegna “La Città visibile”. Francesca voleva raccontare la sua Follonica, ma non la convincevano le foto dei luoghi caratteristici, come il Cancellone, il mare o l’ex Ilva. «Mi pareva scontato proporre quelle immagini – racconta la fotografa – poi ho pensato che una città è fatta di persone, che loro sono l’identità di un posto, dagli anziani che rappresentano la storia, ai giovani che invece sono il futuro».

Ci sono voluti quattro mesi di lavoro per rintracciare tutti gli anni rappresentati dai volti immortalati da Francesca, alcuni erano quasi introvabili. «Mi hanno aiutata gli amici e i conoscenti» spiega ancora la follonichese. È grazie a loro che Manetti rintraccia «il primo anno», l’anziano che rappresenta il 1917. «È stato difficile da reperire – racconta – Poi per caso un medico che conosco mi ha segnalato un anziano di cui conoscevo la nipote e così ho fatto quello scatto». Altrettanto complicato da rintracciare è stato il 1929. «In quel caso – dice la fotografa – mi ha aiutato il giornalista Rino Magagnini: siamo andati insieme all’orto del follonichese e l’ho fotografato mentre stava impagliando delle sedie. Ho scattato nei posti più improbabili, ho incontrato persone davvero disponibili: all’istituto per anziani Falusi, per esempio, sono stati gentilissimi e anche lì ho raccolto dei volti per il mio lavoro».

Quale messaggio ha voluto dare della sua città la presidentessa del Fotoclub del Golfo? «Attraverso questo lavoro fotografico – spiega – ho voluto cercare un ritratto di Follonica oggi, dove i volti di giovani anziani e bambini vivono e fanno un’identità unica, dove volti dei nativi si uniscono con quelli degli emigranti dove la cultura è formata da tante culture provenienti da luoghi lontani tra loro, dove tutti i cittadini formano un’unica personalità, quella della storia della città stessa. Vedo Follonica come un albero che ha alla base l’esperienza degli anziani, cresce e si rinnova come il fusto e i germogli di una pianta viva, come le persone che la compongono».

CENTO VOLTI PER UN ALBERO  - L'IMMAGINE NAVIGABILE DELL'"ALBERO DEI FOLLONICHESI"

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