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Telefoni ai profughi Polemica e querela
Rombai (Lega Nord) dice che il Coeso intende regalare smartphone ai rifugiati. Il direttore smentisce e va dal legale
GROSSETO. Potrebbe esserci un’appendice in tribunale sulla questione dei cellulari in uso ai migranti ospitati nei centri di accoglienza maremmani: Fabrizio Boldrini che querela l’esponente della Lega Nord Grosseto Tiziano Rombai.
Sì, perché nei giorni scorsi la Lega aveva chiesto delucidazioni sia sulla provenienza degli smartphone in possesso dei ragazzi africani, sia sugli intestatari delle sim «dal momento – si legge in una nota – che gli immigrati si trovano nel nostro Paese senza documenti e senza soldi».
Secondo la Lega Nord il direttore di Coeso-Società della Salute, nel fornire risposte durante un’assemblea pubblica a Paganico (dove sono in arrivo, in due diverse strutture, una diecina di giovani africani) «aveva legittimato il regalo dello smartphone fatto agli stessi ospiti, spiegandolo con la necessità di mantenere i contatti tra queste persone e i loro familiari rimasti nei paesi di origine».
Ieri Boldrini ha replicato duramente alla nota della Lega Nord di Grosseto, pubblicata da alcune testate locali. «Apprendo che nel corso dell’incontro con i cittadini, promosso dal sindaco di Civitella Paganico Alessandra Biondi – dichiara – avrei legittimato il regalo di uno smartphone, cito testualmente, ai profughi. L'informazione è del tutto falsa. È falso infatti che ai migranti sia stato consegnato dal Coeso SdS un telefono, ed è falso che io lo abbia mai affermato. Alla domanda di un cittadino ho semplicemente spiegato come per i migranti avere un telefono sia l'unico strumento che consente loro di mettersi in contatto con gli anziani rimasti in patria o con altri familiari già arrivati in qualche altro paese dell’Europa, e che spesso da mesi non hanno loro notizie. Tutto qui».
Per la cronaca: Coeso SdS gestisce i migranti nella primissima fase di accoglienza, offre cioè servizi socio assistenziali e, attraverso la Asl 9, gli screening sanitari. Controlli necessari a valutare le condizioni di salute dei richiedenti asilo e garantire la sicurezza sanitaria della comunità.
Al centro di prima accoglienza i migranti trascorrono da poche ore a qualche giorno. In questo periodo ricevono eventuali cure mediche se ne hanno bisogno, vestiti forniti dai cittadini e dalle associazioni di volontariato, pasti e un posto-letto.
Non ricevono denaro, né attrezzature o strumenti di alcun genere. Quando poi vengono assegnati alle strutture di seconda accoglienza del territorio, entrano in vigore le modalità previste dalla legge e definite nel contratto con la Prefettura.
«La notizia quindi – prosegue Boldrini – non solo è priva di fondamento, ma la considero offensiva e denigrante verso il mio lavoro e, pertanto, ho chiesto al mio legale di fiducia di procedere a tutela della mia professionalità, spesa da anni per questa comunità, e delle istituzioni che rappresento».
Boldrini conclude auspicando che ogni notizia sul comportamento delle istituzioni e dei servizi pubblici, per quanto concerne la questione migranti e non solo, prima di essere pubblicata e diffusa «sia in futuro verificata per evitare il manifestarsi di incomprensioni tra i cittadini e allarmi del tutto fuori luogo».
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