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Schettino di nuovo sotto accusa
La prossima settimana due processi: danno ambientale e procedure di emergenza
ISOLA DEL GIGLIO. Mentre in cancelleria continuano ad arrivare i ricorsi contro la sentenza che ha condannato Francesco Schettino a 16 anni per il naufragio e la morte dei 32 passeggeri (l’iter si concluderà a fine mese - poi le carte saranno inviate alla Corte di appello di Firenze), l'ex comandante della Costa Concordia si prepara ad affrontare due nuovi procedimenti penali davanti al Tribunale di Grosseto, sempre relativi a quella tragica notte del 13 gennaio 2012.
Due procedimenti. All’udienza in programma venerdì della prossima settimana Schettino è stato citato direttamente dalla Procura di Grosseto per due aspetti collaterali al naufragio, distinti dal procedimento principale (il celebre 12/285) anche se connessi. Il primo è relativo alla presunta omissione di adozione delle misure necessarie a limitare i rischi per i marittimi imbarcati e la presunta mancata diligenza nell'applicazione delle procedure di emergenza indicate dall'armatore. Il secondo riguarda l'ipotesi di alterazione delle bellezze naturali e dei luoghi protetti in modo speciale dall'autorità. Due procedimenti nati strada facendo (nel 2013, per uno il pm è l’ex procuratore capo Francesco Verusio, per il secondo i tre componenti del pool, Maria Navarro, Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza) e che saranno trattati non dal collegio ma dal giudice monocratico, come è previsto per reati come di questo genere.
Il danno ambientale. Nel procedimento per i danni all'ambiente, Schettino è imputato in concorso con il primo ufficiale Ciro Ambrosio, con il terzo ufficiale Silvia Coronica e con il timoniere Jacob Rusli Bin, che hanno tuttavia già patteggiato la pena a suo tempo con il gup Pietro Molino (Ambrosio 1 anno e 11 mesi, Coronica 1 anno e 6 mesi, Rusli Bin 1 anno e 8 mesi - per loro procedimento chiuso). Ricorrono questioni già sviscerate nel corso del dibattimento al teatro Moderno: cartografia nautica ritenuta non adeguata e pericoli conseguenti non previsti (sarebbe stata necessaria la carta 119 scala 1:20.000); avvicinamento eccessivo e non motivato alla costa del Giglio, con omessa verifica di una rotta sicura (Schettino si era discostato da quella tracciata a rettifica) e senza percepire la presenza di scogli e bassi fondali; velocità di 16 nodi con prua quasi perpendicolare alla costa e nonostante gli ostacoli e l'ora notturna, senza tener conto della manovrabilità della nave, dando ordini con frequenza elevatissima e senza specificare la velocità (gli ordini avrebbero dovuto essere eseguiti lentamente, secondo la Procura). Ad Ambrosio erano contestate questioni relative al ruolo rivestito e ai compiti propri del turno di guardia, dall'omissione della predisposizione del servizio di vedetta alla mancanza di comunicazioni appropriate con il comandante. Anche a Coronica la Procura contestava la mancanza di comunicazioni sia con il titolare della guardia, sia con il comandante, visto che era davanti al radar; l'ufficiale non si sarebbe nemmeno accorta dell'errore del timoniere quando gli era stato impartito l'ordine «port ten», cioè dieci gradi a sinistra. Questo comando non eseguito tempestivamente così come il «port twenty» (venti gradi a sinistra) costituivano la contestazione per Rusli Bin in relazione agli ordini delle 21.44'44 e 21.44'46: il marinaio indonesiano aveva portato il timone 19.9 gradi a destra (e se ne era accorto da solo alle 21.45'55) e aveva ruotato il timone a sinistra per 19.5 gradi a sinistra solo alle 21.44.57.
Trenta mesi alla Gabbianara. Tutto ciò aveva poi portato all'urto con lo scoglio delle Scole e al successivo naufragio. La permanenza della Concordia alla Gabbianara per oltre trenta mesi avrebbe causato la mutazione «rilevante e apprezzabile, anche sotto il profilo temporale, delle caratteristiche della costa», secondo l'imputazione: la norma (articolo 142 del decreto legislativo 42 del 2004) protegge in questo caso i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, compresi gli specchi d'acqua antistanti la costa. Ministero dell'ambiente, Legambiente, Wwf e altri parti offese possono costituirsi parte civile per quanto riguarda i danni all'ambiente.
L’udienza di venerdì sarà la cosidetta “filtro” destinata alla verifica della regolarità delle notifiche e del fascicolo nonché alle eventuali costituzione di parte civile.
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