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Morì alla fornace «Una terza persona ancora da trovare»
Grosseto, la Corte d’Appello ha depositato le motivazioni della sentenza. Qualcuno è salito alla consolle e ha rimesso in moto il carrello
GROSSETO. Le motivazioni dei giudici della Corte d’appello di Firenze sulla morte di Massimo Guidarini, l’operaio della fornace Sanlorenzo rimasto schiacciato da un carrello in movimento parlano chiaro: quella sera, nello stabilimento, c’era una terza persona.
Per la morte di Guidarini, in primo grado, furono condannati Luigino Nalesso (sei mesi), responsabile esterno del servizio di prevenzione e protezione, e Flora Nencini, di Cecina, legale rappresentante della Sanlorenzo (un anno).
Per gli avvocati difensori di Nalesso, Alessandro Risaliti e Luciano Giorgi, il reato che gli era stato contestato e per il quale era stato condannato, non sussisteva. E alla stessa conclusione sono arrivati i giudici fiorentini che qualche mese fa avevano incaricato un super perito per la ricostruzione della vicenda.
E quello che i giudici fiorentini hanno voluto cristallizzare nelle motivazioni della sentenza con la quale sono stati rimandati gli atti alla Procura affinché svolga ulteriori indagini, è proprio il risultato della super perizia depositata dall’ingegner Giovanni Romanini di Arezzo. «Mentre Guidarini si trovava ancora all’interno della precamera un’altra persona, probabilmente accortasi del sistema bloccato senza alcun apparente motivo - scrivono i giudici - da sopra la struttura del forno riportava il selettore su “remoto”riavviando così il ciclo». Contemporaneamente, la terza persona che è ancora sconosciuta all’autorità giudiziaria, avrebbe anche operato con il mouse selezionando la voce “riconoscimento” per lasciare traccia che il problema era stato riconosciuto e risolto.
Guidarini, sapendo di essere solo nello stabilimento, si sentiva al sicuro. Per quello è uscito dalla camera passando vicino al muro. Restando schiacciando dal carrello che si è messo in movimento. Il perito ha anche evidenziato che dal report del computer risulta che alle 21.34. 16, quasi otto minuti dopo la risoluzione del problema, «qualcuno presente alla postazione - si legge nelle motivazioni - ebbe a compiere un’ulteriore operazione cliccando il riconoscimento dell’errore».
Il carrello si era bloccato. E nessuno, tranne Guidarini che era convinto di essere solo quella sera, avrebbe potuto accedere alla consolle e mettere in funzione di nuovo quel carrello che travolto e ucciso l’operaio. La presenza di una terza persona dentro la fornace è, per i giudici d’appello, lo «scenario più probabile». Ovvero che «l’incidente mortale sia stato provocato dall’intervento di un terzo non identificato». Scenario, questo, che ha spinto i giudici fiorentini a trasmettere di nuovo gli atti alla Procura.
Compito della Procura quindi, sarà quello di trovare chi quella sera era insieme a Guidarini la notte tra l'8 e il 9 aprile 2007. Il suo compito era quello di sorvegliare il ciclo continuo della cottura dei mattoni che avviene in un forno, dotato di precamera, dove il materiale arriva trasportato su carrelli. Un ciclo automatico che si è interrotto. E che poi, è ripartito, uccidendo Guidarini.
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