Il Tirreno

Grosseto

Il modello Roccastrada a dura prova

di Gabriele Baldanzi
Il modello Roccastrada a dura prova

Nove fughe, tre diffide e due espulsioni: hanno contestato il cibo e non volevano rispettare le regole del centro

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ROCCASTRADA. Tra le oltre 350 strutture di accoglienza presenti in Toscana, quella di Roccastrada - fino a oggi - era balzata alla ribalta delle cronache solo in positivo: la partita di pallone tra profughi e paesani, i giovani africani che imbracciano i frullini e sfalciano le erbacce sotto il solleone, l’integrazione con i coetanei attraverso la musica o le merende all’orto.

Ma negli ultimi giorni è emersa anche l’altra faccia della medaglia.

Nella struttura di via de’ Montini (a molti nota come “Ex casa dell’amore”), negli ultimi tempi, sono passati - tra gli altri - soggetti difficili, con episodi che hanno messo a prova la pazienza e la bravura dei mediatori e le capacità di gestione dei vertici locali dell’associazione “Partecipazione e sviluppo”.

A confermarlo, ieri, è stato proprio Luciano Fedeli, impegnato in prima linea in questa impresa.

Il percorso. I primi 15 migranti, lo ricordiamo, erano stati assegnati a Roccastrada dalla Prefettura di Grosseto nell’aprile scorso, poi si è andati a regime con le ondate successive. Qui il Comune aveva vagliato alcune soluzioni idonee per offrire ospitalità, indirizzando poi gli imprenditori interessati (Roghi e Stoduto) su un apposito bando.

Ma non tutto è filato liscio nei primi sei mesi di accoglienza.

«Sì, c’è un fondo di verità nelle notizie che circolano nei paesi - spiega Fedeli - qualche problema nel corso dell’estate e nell’ultimo mese lo abbiamo registrato e siamo prontamente intervenuti per risolverlo. Alla luce delle esperienze maturate in altre strutture di questo tipo direi però che è ordinaria gestione…».

Nove fughe, tre diffide, due espulsioni. Questi i numeri, in negativo, del centro roccastradino che era sembrato un modello sul fronte dell’accoglienza.

Cosa è successo ce lo racconta proprio Fedeli: «Nulla di straordinario, anche se capisco benissimo che ciò che accade nei centri e intorno ai centri fa sempre notizia. Noi, fin dal primo giorno, abbiamo spiegato a tutti gli ospiti alcuni concetti, in primis che le regole vanno rispettate, altrimenti se ne pagano le conseguenze. Non è accaduto nulla di grave, per carità, ma per esempio alcuni ragazzi si sono ubriacati, oppure è stato contestato il cibo, anche in modo veemente. Infine sono scoppiati dei tafferugli tra loro. Ovviamente a comportarsi così sono sempre delle minoranze. E noi di fronte a certe agitazioni abbiamo preso provvedimenti, con puntuali informazioni alla Prefettura, che hanno fatto scattare diffide, revoche delle misure di accoglienza ed espulsioni». Per quanto riguarda le fughe, a scappare (dalla sera alla mattina) sono stati nove sudanesi, che poi – attraverso gli altri ospiti – si è scoperto diretti nel Nord-Europa.

Altre criticità. Infine qualche problema c’è stato con il personale.

«Di questo – conclude Fedeli – non posso dirle molto. Solo da pochi giorni, per quanto concerne il centro di Roccastrada, abbiamo ripreso in carico la gestione di tutti i servizi (ristorazione compresa), che nel recente passato avevamo affidato al proprietario della struttura attraverso un contratto delegato. Noi di Partecipazione e Sviluppo cerchiamo di fare sempre le cose per bene, con contratti regolari e pagamenti nei tempi concordati».

Insofferenza a destra. Fin dall’arrivo degli africani a Roccastrada e a Ribolla il gruppo di Destra Insieme per Roccastrada tiene alta l’attenzione su Comune, Coeso e associazione Partecipazione e Sviluppo: «Minimizzano, ma serve a poco. La percezione di ciò che accade è diffusa. La verità è che si poteva dissentire e rifiutarci di ospitare i migranti. Invece no. Noi vorremmo prima di tutto che si facesse una distinzione tra chi viene in cerca di fortuna e chi scappa da una guerra, perché solo chi scappa da guerre ha diritto alla protezione internazionale e deve essere libero di andare dove vuole. A Roccastrada e a Ribolla per esempio ospitiamo 75 giovani tra malesi, senegalesi, nigeriani, gambiani. Ecco, non c’è nessun siriano o libico».

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