Il Tirreno

Grosseto

Il cappuccino studioso di storia diventa vescovo in Maremma

di Alfredo Faetti
Il cappuccino studioso di storia diventa vescovo in Maremma

Papa Francesco ha nominato il nuovo pastore della diocesi di Pitigliano - Sovana - Orbetello Giovanni Roncari insegna all’università di Firenze e cita don Abbondio: «Il cielo mi deve aiutare»

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PITIGLIANO. Dalla rocca più alta della valle del Tufo fino alla laguna e pure oltre al mare, all’isola del Giglio, ieri mattina le campane hanno suonato a festa. Decine e decine di parrocchie hanno salutato così l’arrivo di un frate cappuccino, pronto a prendere la guida della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello come nuovo vescovo.

Si chiama Giovanni Roncari, un veneto trapiantato a Firenze da anni, dove insegna come docente universitario Storia Ecclesiastica. «Mi presento con fiducia nella vostra fraterna accoglienza – scrive nella lettera rivolta ai suoi nuovi fedeli - Insieme continueremo la strada che i nostri padri hanno percorso con la preziosa eredità che ci hanno trasmesso. Insieme troveremo anche nuovi cammini che l'evangelizzazione dei nostri tempi richiede». L’annuncio è arrivato ieri mattina e lo ha dato il cardinal Giuseppe Betori a Firenze, quella città con cui Roncari si è trasferito insieme alla famiglia nel ’66, dove è entrato in seminario, dove ha fatto promessa solenne all’Ordine dei Cappuccini. «Saluto la chiesa di Firenze che rimane la mia chiesa – ha detto il nuovo vescovo ieri mattina - ma la mia pelle sono i Cappuccini». In realtà, accanto a Betori, Roncari si è mostrato un po’ emozionato dell’incarico appena affidatogli, legata anche ad una certa, per sua stessa ammissione, «impreparazione» al nuovo ruolo. Così, per sdrammatizzare, ha citato don Abbondio: «il cielo è in obbligo di aiutarmi, perché non mi ci son messo io di mio capriccio». Emozione smorzata nella lettera inviata in Maremma, dove racchiude tutta il suo coinvolgimento

. «Nell'ordinazione episcopale sarò chiamato a dire molti sì, molto lo voglio, al servizio del Signore e della Chiesa. Vi chiedo di aiutarmi con la vostra preghiera e con la vostra generosa collaborazione». La sede di Pitigliano-Sovana-Orbetello era vacante dal 10 gennaio scorso, da quando Papa Francesco ha deciso di trasferire monsignor Guglielmo Borghetti nella diocesi di Albegna-Imperia. Al suo posto, poi, Bergoglio ha messo un cappuccino. Nato a Verona nel 1949, Roncari come detto arriva giovane in Toscana ma entra a riceve il sacerdozio solo nel ’72 a Viterbo. Dopo l’ordinazione, ha frequentato la Pontificia Università Gregoriana di Roma, conseguendo la licenza in Storia della Chiesa, diventandone poi docente nel 1988 per la facoltà teologica dell’Italia Centrale. Una carriere ecclesiastica coronata da molti altri traguardi, ma sempre nel nome dei cappuccini.

E non è la prima volta che il territorio che da Pitigliano fino al Giglio arriva un devoto a San Francesco a guidare la diocesi: dal 1952 al 1963 c’è stato Pacifico Giulio Vanni e prima di lui altri tre nel XIV secolo. Nelle parrocchie e nelle piazze, intanto, tutti danno il benvenuto a Roncari. «Benvenuto al novo pastore» dice il sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori. «Lo accogliamo con la bellezza dei territori della diocesi che si estende dal versante meridionale dell’Amiata, fino all’area del tufo, alla costa d’Argento e alle isole del Giglio e di Giannutri – fa eco la collega di Orbetello, Monica Paffetti - Le comunità che li popolano sono fatte di gente schietta che ha sempre trovato nella Chiesa un punto di riferimento e di dialogo. Siamo certi che il neo vescovo si troverà bene qui da noi, e saprà ben interpretare i bisogni della comunità, forte della sua lunga esperienza di sacerdote». E un saluto particolare arriva anche dal Giglio, dove a fare la voce degli isolani è don Lorenzo Pasquotti. «Dio lo benedica e lo accolga con la sua grazia» dice il prete, ricordando poi che c’è già un piccolissimo legame tra l’isola e il nuovo vescovo.

Roncari infatti è stato professore di Storia Antica per i due giovani seminaristi gigliesi (intanto avviati al sacerdozio) Stefano Scotto e Carlo Brizzi.

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