Il Tirreno

Grosseto

Al Giglio i funerali del diritto allo studio

di Ivana Agostini
Al Giglio i funerali del diritto allo studio

Finta processione, con bara e cartelli mortuari, per protestare contro la mancanza di insegnanti per gli alunni isolani

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ISOLA DEL GIGLIO. Il diritto allo studio è morto e con esso anche la scuola pubblica. Così recitavano alcuni dei cartelli che ieri mattina genitori e alunni dell’Isola del Giglio hanno imbracciato per celebrare il funerale della scuola pubblica.

Una scuola secondo i genitori spacciata, «dopo tanta agonia», la cui morte rappresenta la negazione di ogni futuro per chi non ha garantito il diritto all’istruzione. I gigliesi hanno iniziato la loro protesta all’indomani dell'inizio dell’anno scolastico con picchetti quotidiani al porto, al molo dove attracca il traghetto, e hanno deciso di terminarla ieri nella maniera più eclatante possibile, inscenando un funerale in piena regola.

Il corteo funebre, con madri e figli vestiti a lutto, è partito dalla scuola media di Giglio Porto. Gli isolani, avvolti in vestiti neri, seguivano il furgone che trasportava la bara dentro la quale giaceva il diritto allo studio. Un diritto «morto dopo una lunga corruzione partitocratica» e «dopo decenni di agonia», dicevano ieri i manifestanti. Sulla bara, dei lumini votivi e un libro. A precedere tutti, un tamburo che scandiva con cadenzati rintocchi il mesto passo del corteo. Un corteo silenzioso come silenzioso è un funerale. Mescolato ai partecipanti del funerale anche il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli.

I manifestanti hanno percorso la via che li ha condotti al porto. Hanno messo in corrispondenza dell’attracco del traghetto il loro carro funebre impedendo alle auto di scendere. Qui, con un silenzio rotto solo dalla musica funebre e dalla mazza che picchiava sul tamburo, hanno messo in scena l’addio alla scuola. Vicino alla bara una valigia, il simbolo dei ragazzi che sull’isola non hanno garantito il diritto allo studio fino a 16 anni e che a 14 anni, per terminare il ciclo obbligatorio di studi, devono fare i bagagli e andare sulla terraferma.

Una manifestazione diversa dal solito nella quale per molto tempo a farla da padrone è stato il silenzio.   Un silenzio assordante, quello di chi ha urlato per giorni solo per avere la possibilità di garantire ai propri ragazzi lo studio. 

Da Giglio Porto il corteo, a ritroso,  è tornato alla scuola dove il diritto allo studio è nato e dove è stato fatto morire. Fra gli striscioni l’invito rivolto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a farsi carico dei problemi degli studenti dell’isola. Non potevano mancare cartelloni rivolti al premier Matteo Renzi. «Renzi, rifletti: costa meno la nostra scuola della Pennetta» recitava uno striscione apposto davanti al furgone che trasportava la bara. Il riferimento è ovviamente al viaggio che il presidente del consiglio ha fatto con l’aereo di Stato per vedere la finale degli Us Open di tennis a New York.

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Quella di ieri è stata la manifestazione finale. Da oggi i ragazzi della scuola elementare torneranno sui banchi, non invece quelli delle medie. I genitori smetteranno di scendere in piazza ma non di lottare.

«Abbiamo speso quasi 300 euro di libri – dice Lucia Cante madre di tre figli, uno alla materna, uno alle elementari e uno alle medie – Fra i libri abbiamo anche quello di arte: peccato che l’insegnante di educazione artistica ancora non ci sia».

La donna rivendica la sua voglia e il suo diritto di vivere e far crescere i suoi figli sull’isola senza doversi spostare per far finire ai figli il percorso scolastico. «Ho scelto di vivere qui – ribadisce – qui i miei figli crescono bene. Nessuno ha il diritto di dividere una famiglia perché al Giglio l’obbligatorietà scolastica non dura 10 anni».

Dura anche un’altra madre. Anche lei ha tre bambini. «Ho detto a mio marito che per far studiare i nostri figli ci dovremo separare – dice Maria Luisa Terni – Se mi devo trasferire sulla terra ferma la nostra famiglia non avrà più senso. Devono garantirci il diritto allo studio. Se si deve andare a scuola fino a 16 anni non vedo perché questo non sia possibile al Giglio».

Rosa Galli, una nonna, fa una proposta provocatoria: «Restituire la medaglia d’oro assegnata all’isola per la vicenda della Concordia. Inutile che ci abbiano dato la medaglia. Adesso che la Concordia non c’è più il Giglio non esiste più».

Molto critico anche Sergio Ortelli che attende risposte dal ministero. «Non capisco una cosa – dice a margine della protesta – L’anno scorso ci hanno riconosciuto 32 ore di lezione, improvvisamente ce le tolgono. Siamo stati un esempio per tutta Italia adesso quella che è stata riservata all’isola è una vera e propria punizione».

Giuseppe Ferraro ha 71 anni, per oltre 30 è stato il segretario della scuola. Ora in questo mondo non si riconosce più. «A questa battaglia manca l’appoggio delle istituzioni e della politica che non si impegnano abbastanza per ottenere deroghe per le isole minori sulla questione dei numeri». Critico anche un padre. «Al Giglio una volta arrivavano i pirati adesso è lo Stato che ci chiede le tasse ma in cambio non ci dà nulla – dice Gianluca Brizzi». La protesta si ferma. Lo sciopero degli alunni della scuola media continua.

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