Il presidio
Morì durante l’intervento, medico assolto
Grosseto, Giuseppe Tamburro aveva deciso di andare a dibattimento. L’avvocato della famiglia: «Presentiamo denuncia per truffa»
GROSSETO. Il medico Giorgio Piola aveva deciso di patteggiare una pena di un anno e due mesi. Il ginecologo Giuseppe Tamburro invece (difeso dall’avvocato Carlo Valle), ha scelto di andare fino in fondo e affrontare il dibattimento. Il pm ha chiesto l’assoluzione e il giudice non ha avuto nulla da eccepire: il fatto non sussiste.
Si è concluso così il processo per la morte di Silvia Cannelli, la barista grossetana di 23 anni che non è uscita viva dalla sala operatoria della clinica Siligato di Civitavecchia, dove doveva essere sottoposta a una banale operazione ginecologica in day hospital.
Il babbo e la mamma della ventitreenne non hanno perso nemmeno un’udienza dei processi che vedevano imputati i due medici. E anche mercoledì 30 hanno deciso di percorrere di nuovo quella strada lastricata di dolore tra Grosseto e Civitavecchia. Una strada lungo la quale non hanno nemmeno mai sentito parole di conforto o scuse da parte di chi avrebbe dovuto far stare meglio loro figlia e non annunciarne la morte.
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«Il dottor Tamburro ha scelto di arrivare fino alla fine del dibattimento - spiega l’avvocato della famiglia Cannelli, Roberto Abbruzzese - e si è sempre dichiarato innocente. Lui conosceva Silvia praticamente dalla nascita, era il medico di fiducia della sua famiglia. Non ha mai più parlato con loro, si è soltanto limitato a respingere le accuse. Eppure questa non è soltanto una vicenda processuale, ma è soprattutto la vicenda umana che deve essere tenuta presente».
Babbo e la mamma di Silvia erano in aula. Hanno ascoltato in silenzio la lettura della sentenza, con il loro dolore composto. «Sono rimasti molto delusi - dice il loro avvocato - perché anche a conclusione di questa vicenda e con un’assoluzione si sarebbero aspettati almeno qualche parola da parte del medico».
Ora, oltre al ricorso in appello,l’avvocato si prepara a combattere un’altra battaglia. «Ho aspettato la fine del dibattimento - dice - ma ora posso andare avanti con la denuncia per truffa che presenterò alla Procura di Grosseto perché è stato il ginecologo a consigliare a Silvia e ai suoi genitori di farsi operare alla clinica di Civitavecchia. Una clinica convenzionata: per quell’intervento la Regione Toscana avrebbe quindi pagato il rimborso alla Regione Lazio».
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