Italia
«Laguna di Orbetello un disastro inevitabile»
ORBETELLO. «La moria di luglio, un disastro che non si poteva evitare». Lo sostiene Mauro Lenzi, il biologo padre del “metodo Lenzi” in corso di applicazione nella laguna di Orbetello da circa un...
ORBETELLO. «La moria di luglio, un disastro che non si poteva evitare». Lo sostiene Mauro Lenzi, il biologo padre del “metodo Lenzi” in corso di applicazione nella laguna di Orbetello da circa un anno.
Sono passati due mesi da quella notte di luglio in cui morirono oltre 1200 quintali di pesce ma i riflettori sulla vicenda ancora non si spengono. Venerdì sera in un incontro organizzato dal Lions club di Orbetello il biologo ha parlato proprio di questo. Un incontro in cui Lenzi ha spiegato il suo metodo e che ha registrato un momento di scontro con Luigi Francorsi, titolare di uno stabilimento balneare.
L’imprenditore, che aveva assistito in silenzio alle spiegazioni di Mauro Lenzi, ha preso la parola facendo al biologo una domanda a cui ha preteso una risposta secca, sì o no. «Se le pompe fossero state azionate prima - ha chiesto – il disastro poteva essere evitato?».
«No», ha risposto Lenzi che ha poi cercato di motivare la risposta.
La domanda nasce dal fatto che gli imprenditori della fascia Osa Albegna Giannella hanno sostenuto, subito dopo il disastro di luglio, di aver subito un danno dall’inversione del pompaggio in laguna.
«Il pompaggio – ha spiegato Lenzi – era iniziato il 1º luglio e aveva preso il via nella maniera tradizionale, scaricando verso Ansedonia, come sempre avvenuto negli ultimi 20 anni. La situazione era poi diventata critica perché una grande quantità di pesce si era accumulata verso Ansedonia e, per cercare di salvarla, il pompaggio è stato invertito e invece di scaricare ad Ansedonia si è iniziato a scaricare a Fibbia. Purtroppo però il disastro si è verificato ugualmente». Un disastro che però come ha ribadito Lenzi non avrebbe nulla a che fare con l’inizio (secondo gli imprenditori) tardivo del pompaggio. A causare la moria sarebbe stato un insieme di fattori fra cui il più incisivo è stato quello meteorologico. «Le temperature registrate in laguna sono state le più alte degli ultimi 40 anni – ha spiegato Lenzi - Le acque hanno raggiunto i 35 gradi, l’acqua dal mare che veniva immessa sfiorava i 30, impossibile evitare quanto successo». Francorsi ha anche contestato al biologo il fatto che le temperature alte erano state largamente previste e che se le pompe fossero state pronte prima e non fossero state in manutenzione forse le cose sarebbero andate diversamente.
Animi caldi, dunque, da parte di chi ha sempre sostenuto di aver buttato via una stagione a causa degli scarichi della laguna che si riversavano sul mare della costa. «Il 17 luglio sono scappate 120 persone dalla mia struttura - ha detto Francorsi – Io ho avuto il 15% di presenze in meno».
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