Il presidio
La Corte dei conti fa le bucce ai bilanci dell’ente camerale
GROSSETO. La sezione toscana della Corte dei conti ha dichiarato irregolari i conti della Camera di commercio dal 2006 al 2011 e ha condannato il contabile a pagare 48 euro per le spese di giudizio....
GROSSETO. La sezione toscana della Corte dei conti ha dichiarato irregolari i conti della Camera di commercio dal 2006 al 2011 e ha condannato il contabile a pagare 48 euro per le spese di giudizio.
Conti irregolari perché non sono stati giudicati inammissibili o ammissibili solo in parte alcune spese: quelle di rappresentanza, per quotidiani, telefoni, telepass e varie. Il magistrato che aveva chiesto la pronuncia della Corte aveva evidenziato un conto non conforme da 17.345 euro complessivi. Tra la contestazione e la pronuncia, la Camera di commercio ha provveduto (nel novembre 2014) a ristorare quasi 12.600 euro più altri 1.319 a tacitazione di cinque voci contestate e una parte di un’altra, «implicitamente negandosi ogni addebito per le restanti poste».
Adesso i magistrati contabili hanno fatto il punto finale su quei bilanci. Innanzi tutto valutando i versamenti effettuati e riconoscendo la legittimità della spesa per 414 euro alla voce “occhiali”: si è trattato di un esborso dopo le prescrizioni sanitarie rilasciate ai dipendenti addetti alle postazioni video.
Ammissibili anche le spese per l’acqua minerale consumata dagli organi camerali in occasione dello svolgimento di attività istituzionali: si tratta di 1.365 euro (227 all’anno), una cifra di modesta entità, spiegano i giudici, dotata dalla corretta documentazione.
Idem per i costi di abbonamento annuale agli accessi via Telepass alle Ztl del Comune di Firenze e di Roma: quei 1.526 euro, «considerata la partecipazione di diritto di tutti i presidenti ed i segretari generali delle Camere di commercio agli organi della Unioncamere della Toscana con sede in Firenze nonché della Unioncamere nazionale con sede in Roma, tali spese possono rientrare in un ampio concetto di "spese di funzionamento"». Ammissibile dunque, anche perché contenuta, la spesa di 254,35 euro l’anno. Infine paiono condivisibili le motivazioni di immagine e di prestigio che sottostanno alla giustificazioni della spesa da 1.490 euro per le piante posizionate negli uffici.
Eppure «le anomalie riscontrate nelle gestioni contabili in esame, in parte oggetto di reintegra economica prima della celebrazione del presente giudizio ed in parte improduttive di danno attesa la riscontrata ammissibilità delle spese, ostano comunque all'approvazione dei conti ed al discarico del contabile». E da queste considerazioni è discesa la dichiarazione di irregolarità dei conti e la condanna del contabile alle spese di giudizio.
(p.s.)
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