Il Tirreno

Grosseto

Gianfranco Chelini (centro democratico)

Servizi cari? «Andiamo con Livorno»

GROSSETO. Fa discutere l’esosità della tassa sui rifiuti che i grossetani sono costretti a pagare: 414 euro annui di media per un appartamento di 100 metri quadri abitato da una famiglia di tre...

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GROSSETO. Fa discutere l’esosità della tassa sui rifiuti che i grossetani sono costretti a pagare: 414 euro annui di media per un appartamento di 100 metri quadri abitato da una famiglia di tre persone, secondo un’indagine di Federconsumatori. Nel dibattito interviene Gianfranco Chelini, segretario provinciale del Centro Democratico.

Grosseto è al sesto posto in Italia nella classifica dei comuni in cui la Tari è più alta e si colloca alle spalle di Napoli (448 euro, quinto posto nella top). «L’emergenza che vive la Campania sul fronte dei rifiuti – nota Chelini – non è certo paragonabile alla situazione della Maremma. È un paradosso. Se nascono storture e diseconomie di questa portata, una classe politica seria deve porci rimedio». «Se la tassa rifiuti che si paga a Napoli si avvicina a quella che si paga a Grosseto – continua – è evidente che ci sia qualcosa che non va».

Che fare? Bisogna mettere mano alla geografia dell’area vasta secondo il segretario di Centro Democratico. «È obsoleto il sistema dell’area vasta Grosseto-Siena-Arezzo – dettaglia – perché il territorio è troppo vasto e troppo poco popolato». In un territorio con queste caratteristiche è una sfida garantire servizi pubblici di qualità a portata di mano di tutti e a tasse e tariffe “democratiche”. Il sistema deve essere veramente virtuoso per garantire economie di scala. E se fa acqua da tutte le parti, chi ci rimette? «I cittadini – dice Chelini – Ora vediamo gli effetti su acqua e rifiuti, poi li vedremo sulla sanità e sui trasporti. «La politica grossetana deve sedersi a un tavolo con la Regione per cambiare il sistema delle aree vaste. Così non funziona. Guardiamo come ha il sistema camerale ha risolto la questione dell’area vasta: si è andati con Livorno, non con Arezzo e Siena». C’è però chi ha bocciato anche questa scelta: Confindustria in primis. (g.m.)

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