Via le frasche e la sporcizia e la chiesina torna alla luce
Arcidosso, un gruppo di volontari ripulisce il sacro edificio fra Bagnolo e Canali Ora c’è da restaurare i preziosi affreschi interni che risalgono al Settecento
ARCIDOSSO. Primo restyling per la chiesina del Presepe che si apre fra Bagnoli e Canali di Arcidosso, un piccolo gioiello settecentesco che ormai inondato da edere e altre piante infestanti rischiava il totale abbandono. Invece un manipolo di volontari fra cui diversi membri della locale associazione La Vettoraia hanno deciso di provare a salvarla e su input della ricercatrice Elisabetta Mangani che aveva individuato la struttura e colto la sua importanza, si sono dati appuntamento, domenica 13 settembre, per liberarla dalle erbacce e riportarla alla completa visibilità.
Un drappello di volontari, dunque, armati degli strumenti adatti per la ripulitura, hanno lavorato tutto il giorno: Darek Pekala, Azelia Pierini, Paola Quattrini, Duilio Raffi, Gastone Pierini, Gianni Cannavale, Antonello Solinas, Maurizio Ranucci, Riccardo Martone, Massimiliano Callieri. Altri che non hanno potuto proprio partecipare, ma che avrebbero voluto essere lì, hanno dato la propria disponibilità per le prossime volte.
Di daffare ce ne sarà ancora molto, ma a questo punto preme a tutti che l’amministrazione comunale con cui i promotori dell’iniziativa avranno a breve un abboccamento, compri la chiesa che è di proprietà privata e che viene messa in vendita, se il Comune vorrà acquisirla. Intanto i protagonisti della giornata di lavoro e di volontariato, la sera si sono ritrovati nella sede dell’associazione La Vettoraia di Bagnoli, per fare il punto del lavoro svolto.
«L’edera e le altre piante che coprivano la struttura, sono state tolte – spiega Gianni Cannavale – e all’esterno dell’edificio c’è una crepa che però è giudicata sanabile dai volontari. Purtroppo, invece, sia il solaio che il tetto andranno completamente rifatti e dovranno essere restaurati anche i deliziosi affreschi settecenteschi dell’interno. Abbiamo esplorato anche il sottosuolo della chiesa, anch’esso da restaurare».
Intanto, per fronteggiare i rigori dell’autunno e dell’inverno, è stato ipotizzato di acquistare un telone apposito da sistemare a copertura del tetto e scongiurare eventuali crolli. Tutti i volontari, insomma, hanno a cuore di preservare dalla rovina l’oratorio del Presepe, costruito nel 1707, come risulta dalla stessa data scolpita nell’architrave.
Le notizie sull’edificio fornite da Salvatore Di Salvo che già 16 anni or sono aveva segnalato la necessità di ripristino della chiesetta, attribuiscono la dedicazione dell’oratorio alla Natività di Gesù e citano i nomi degli autori delle dedica: Don Pietro Pavolo e Marco Gorgoni, come scritto nella lapide sotto la mensa. Sarebbe anche assai interessante per la chiesa se fossero dimostrate le ipotesi di Di Salvo sul fatto che alcune decorazioni siano opera di Giuseppe Corsini, un noto e apprezzato artista arcidossino. Di grande pregio, nell’interno dell’oratorio, l’altare, alto circa tre metri, tutto lavorato in peperino locale, con due colonne e capitelli scolpiti sormontate da un frontone e in alto lo stemma dei Gorgoni. Ora si tratta di capire cosa vorrà fare l’amministrazione comunale, se acquisire la struttura oppure lasciarla al suo destino. Intanto la chiesa è stata chiusa per pericolo di crolli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
