Italia
Cinghiale gli sfascia la macchina Lui lo carica e lo porta in caserma
Per la terza volta un allevatore investe un irsuto e, stanco di pagare danni e smaltimento, va all’Arma «Col mio pick up ci lavoro e queste bestie sono centinaia». Alla fine il Comune di Roccalbegna lo aiuta
ROCCALBEGNA. Un cinghiale di quaranta chilogrammi investe un Fiat Strada – un pick up di proprietà di un allevatore – spacca il paraurti e la fiancata del veicolo e muore a causa del colpo. E il guidatore, stanco dell’ennesima “invasione di campo” di questi animali e per nulla intenzionato a sobbarcarsi le spese dello smaltimento della carcassa – oltre a quella per riparare l’auto – lo carica a bordo e lo porta alla caserma dei carabinieri, con l’intenzione di lasciarla lì o, comunque, di non tirar fuori altri soldi per il suo smaltimento. È infatti la terza volta che, tra cinghiali e caprioli, un animale selvatico gli sfascia la macchina.
Ormai è emergenza sulle strade dell’Amiata e della Maremma dove gli incidenti sono quotidiani e spesso gravi e gravissime le conseguenze. Questa volta è toccato a Dante Ricciardi, di Monticello Amiata, un allevatore che si recava il 10 settembre a Pomonte, verso le 21,30, per una riunione di allevatori. Ricciardi, percorrendo la Scansanese, all’altezza del Cancellone, al bivio degli Usi, dopo Santa Caterina di Roccalbegna, si è visto arrivare addosso il cinghiale.
«Fortunatamente andavo piano - commenta - ma la botta è stata enorme ugualmente. Il paraurti del mio pick up è rientrato, la ruota gira sdrusciando e anche lo sportello si richiude male. La fiancata del mio mezzo è compromessa. Il cinghiale è morto sul colpo per la gran botta. L’ho caricato nel mio veicolo e lo sto portando in caserma, ai carabinieri di Roccalbegna. Non voglio certo tenermi questa bestia o spendere pure i soldi per lo smaltimento. Che ci pensi la provincia a farlo smaltire».
Ricciardi è furibondo. «È la terza volta in poco tempo che mi capita un incidente dovuto a fauna selvatica: cinghiali e caprioli e tutte le volte mi hanno spaccato la macchina. Ma io con questo pick up ci lavoro, mica ci vado in vacanza. E non voglio mantenere i divertimenti degli altri. Queste bestie ormai sono centinaia e centinaia. È l’ora di farla finita di mettere a repentaglio la vita e i patrimoni delle persone».
Ricciardi, appena dopo successo l’incidente, ha telefonato ai carabinieri della compagnia di Pitigliano per segnalare l’accaduto e ieri mattina si è presentato alla stazione dell’Arma di Roccalbegna con l’intenzione di fare denuncia «perché – dice – non è più possibile andare avanti così. Il cinghiale glielo lascio e però voglio anche che chi di dovere si prenda la responsabilità di pagare i danni di questo ennesimo incidente. Ne va del mio lavoro. Ma siamo ammattiti?».
La denuncia, però, non è stata presentata. «Poiché il fatto era successo la sera precedente e senza testimoni – spiega Ricciardi – i carabinieri mi hanno consigliato di non presentare denuncia e di recarmi in Comune a Roccastrada per capire il da farsi. Così col cinghiale in auto mi sono recato in Comune e sono stato ricevuto gentilmente da sindaco e polizia municipale. Alla mia pretesa di sbarazzarmi dell’animale e smaltirlo senza pagare io le spese, mi sono venuti incontro».
Così Ricciardi ha compilato i moduli che gli hanno consentito di portare l’animale nel cimitero aziendale di Tiziano Momini dove il cinghiale è stato interrato.
«Poi – dice Ricciardi – ho telefonato in Provincia perché voglio essere risarcito. Mi hanno detto di sentire la polizia provinciale. Insomma, un cinghiale che mi provoca danni alla macchina, perdita di tempo, giri a non finire. E speriamo mi risarciscano».
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