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Il consulente del no non può parlare al tavolo delle scelte
L’ingegner Annino, tecnico per il Comune di Follonica, fuori dalla conferenza a Firenze: «Ma di cose da dire ne ho»
SCARLINO. La definisce «un’irragionevole estromissione». Non solo perché aveva molte cose da dire a quel tavolo, ma anche perché era stato portato a Firenze dal sindaco di Follonica Andrea Benini come consulente esterno. «Quando è arrivato il momento dell’appello, i funzionari della Regione prima mi hanno chiesto chi fossi e poi mi hanno fatto uscire dicendo che consulenti esterni non erano ammessi», racconta Vincenzo Annino, ingegnere genovese in pensione con un passato da dirigente nell’Ansaldo e un’esperienza nel mondo industriale e in particolare dell’incenerimento che pochi possono vantare in Italia.
Convocato a luglio dall’Isde e poi preso sotto braccio dal sindaco follonichese nel procedimento, Annino ha stilato una relazione (poi tradotta in un’osservazione) in cui elencava diverse e pesanti carenze nell’impianto di Scarlino Energia. «Ci sono almeno tre-quattro punti fuori legge in quel progetto», sostiene. E di questi avrebbe voluto parlare nel corso della conferenza dei servizi sul rilascio dell’Aia, ma non gli è stata data la possibilità.
Ma l’ingegnere non demorde e ora entrerà a far parte della class action contro l’inceneritore portata avanti dall’avvocato Roberto Fazzi. «I punti contenuti nella mia relazione che mettono in evidenza le carenze del progetto sono diversi, ma in particolare ce ne sono alcuni davvero rilevanti», spiega. «Si tratta della mancanza di un volume di post-combustione a valle dei forni (insomma, essendo datati, i forni non sono in grado di abbattere l’eccesso di diossine prodotte) e della palese limitata resa dell’impianto in termini di quantità di rifiuti inceneribili rispetto ai valori di progetto, dovuta prevalentemente a malfunzionamenti, e di una modestissima produzione di energia elettrica (alla fine l’impianto non è in grado di trattare tutti i rifiuti che il progetto dice di poter contemplare)».
Osservazioni queste che comunque sono state messe a verbale per bocca di Benini, a cui è stata data parola solo alla fine della conferenza. Annino intanto se ne stava fuori. Già dalla mattina, infatti, «ho fatto sapere alla funzionaria della Regione presidente della conferenza, con nota protocollata, che comunque io restavo a Firenze nelle vicinanze della sede regionale, di modo che se durante la discussione avessero ritenuto opportuno richiamarmi avrei potuto ripresentarmi». Ma non lo hanno mai convocato, così alle 21 è andato alla stazione e se n’è tornato nella sua casa a Forlì.
Ma come viene fuori Vincenzo Annino in questa vicenda? Contattato a luglio dai medici dell’Isde nel corso dell’inchiesta pubblica, l’esperto genovese stila una perizia di quaranta pagine sull’inceneritore scarlinese scandita in dieci punti: uno per ogni carenza che riscontra. Un lavoro che non lascia indifferente il Comune di Follonica, schierato sul fronte del No, che lo porta alla conferenza finale. Lui vorrebbe spiegare le osservazioni, ma i funzionari dicono che non è prevista la presenza di consulenti esterni.
«Uno degli aspetti più importanti sotto il profilo della compatibilità dei forni con la legge è la mancanza di un volume di postcombustione», spiega. «Poiché questo aspetto, messo in luce formalmente solo il primo agosto, non ha avuto controdeduzioni, ciò che il sindaco di Follonica ha chiesto in conferenza dei servizi è che la Regione si prendesse ancora un po’ di tempo per valutarlo, senza autorizzare l’esercizio lo stesso giorno 9 ma dando ancora una breve proroga».
Richiesta negata e risposte alle osservazioni non sono arrivate, continua Annino, che ora diventerà consulente nella class action che riunisce un centinaio di soggetti contro l’impianto. «Devo essere sincero: in tanti anni di carriera non ho mai visto una cosa simile – conclude – Un impianto viene chiuso da una sentenza e dopo tre mesi la società chiede di riaprirlo senza aver cambiato nulla».
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