Il Tirreno

Grosseto

«I restauri non bastano Alle Mura serve la vita»

di Francesca Gori
Giuseppe Chigiotti
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Giuseppe Chigiotti

La crescita delle periferie, l’assenza di progetti forti, la corsa agli interventi spot «Erano i nostri giardini, ora sono niente. Bisogna costruire nuove funzioni»

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GROSSETO. Architetto, professore associato di Storia del design al Politecnico di Milano, Ispettore onorario per i Beni Architettonici e paesaggistici. Ma soprattutto uno studioso attento alla forma e al contenuto con gli occhi aperti su tantissime metropoli sparse per il mondo.

A Grosseto il nome di Giuseppe Chigiotti ha tutti questi significati. Che non tradiscono e anzi rafforzano la sua idea su quello che dovrebbero essere le Mura medicee. Uno spazio pieno di contenuti che solo una città con un forte carattere identitario, abitata dalla gente, può creare.

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Il centro si è svuotato. Uffici dell’amministrazione che hanno lasciato i loro antichi spazi, appartamenti che sono stati lasciati vuoti, spazi di rappresentanza che sono stati spostati altrove. «La maggior parte degli edifici che ci sono in centro _ spiega Chigiotti _ sono di proprietà dello Stato o del para-Stato e non sono stati riconvertiti in abitazioni. Il centro è rimasto vuoto, non solo perché la gente se n’è andata ma perché non sono stati sviluppati i servizi. Per questo, è inutile parlare di rimettere a posto le Mura almeno fino a quando anche quello spazio non avrà una funzione ben precisa».

Un passato da ripetere. La mente dell’architetto Chigiotti vola indietro fino agli anni Settanta. Quando i suoi occhi vedevano mamme che portavano i bambini a giocare su quell’anello che cinge la città, quando i ragazzini si trovavano in quegli spazi verdi a parlare, quando i grossetani facevano la loro passeggiata in quei vialetti calpestati giorno e sera senza pericolo. «La città era più piccola, ci abitava tanta gente e i quartieri si erano appena formati», aggiunge. «Le Mura erano i giardini pubblici di Grosseto. Oggi da zone come Cittadella o Gorarella a nessuno viene in mente di utilizzare quello spazio, perché i giardini e i parchi dove portare i bimbi a giocare sono stati realizzati in quei quartieri svuotando di fatto il centro».

Edifici senza vita. Ma anche quello che è subito a ridosso delle fortificazioni medicee non aiuta a creare quel movimento che sarebbe necessario per dar vita a quello spazio. «Gli edifici pubblici, quelli tra via 4 novembre, via Oberdan, via Porciatti come la scuola, l’ex banca dell’Agricoltura e la caserma della guardia di finanza sono edifici morti _ spiega Chigiotti _ e l’unica soluzione è quella di riportare la gente in centro per non buttare via i soldi.

Il recupero. Di progetti, di restauri, di soluzioni anche tampone per salvare quel patrimonio cittadino, ne sono stati fatti tanti. Così come i soldi che sono stati spesi per portarli a termine. Soldi che secondo Chigiotti sono stati spesi male. «Le operazioni di recupero e manutenzione sono finite nel nulla _ dice ancora _ basti pensare a quanto sia costato il restauro del Cassero, dove l’altana è inutilizzabile e dove anche l’edificio viene utilizzato sporadicamente. Eppure, il progetto che quest’estate ha portato negli spazi esterni del Cassero la rassegna di cinema, gli spettacoli e un punto di ristoro, ha visto la presenza di tantissime persone». Il modello da seguire quindi è quello del recupero, sì, «ma fatto soltanto _ aggiunge _ dopo che sia stato fatto un progetto per restituire le Mura ai cittadini. Spazi che possano essere frequentati da tutti, iniziative culturali. Qualunque idea che produca movimento e che possa attirare il maggior numero di persone possibile».

Case contro il degrado. E si sa, negli spazi abbandonati cresce il degrado. Sulle mura si spaccia, si bivacca, si sciupa quello che di bello c’è in questa città. «Riconvertire gli edifici abbandonati del centro _ dice _ creare servizi come parcheggi, giardini e market per attrarre le persone. E parallelamente mettere in piedi progetti che invitino i cittadini a riprendersi quegli spazi. È questa l’unica soluzione che abbiamo». La cultura dovrebbe essere il volano di questa rinascita. «Basta prendere come esempio quello che succede a Collemassari _ dice _ dove la rassegna di musica che viene organizzata in estate richiama persone da tutta la provincia. Grosseto deve diventare una volta per tutte la capitale della Maremma. E deve farlo sviluppando il suo centro storico».

 

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