Una canzone per Ramona nel giorno dell’addio
Centinaia di persone hanno accompagnato la bara bianca della ventisettenne La nonna si è sentita male al cimitero: ha sbattuto la testa ed è stata ricoverata
FOLLONICA. Un corteo breve, come lo è stata la sua vita. Ramona Cortese ha lasciato la sua casa alle 16.30 spaccate, come da programma, seguita da un centinaio di persone tra amici e parenti.
La bara bianca ha attraversato il centro di Follonica in spalla ai presenti, che a passo lento hanno scandito la distanza verso il cimitero, dove ad attenderla c’era un’altra piccola folla di gente. In mezzo, durante il percorso, a spezzare il silenzio del corteo la musica dance hall sparata dagli autoparlanti montati nel portabagagli di un’utilitaria color grigio, pronte a spianare l’ultimo viaggio della 27enne follonichese con le sue note. Sul feretro c’è un piccolo mazzo di fiori. Uno soltanto.
Fuori dall’appartamento dentro il complesso dell’ex Ilva amici e parenti hanno già iniziato a riunirsi ben prima delle 16.30. C’è chi è arrivato prima per abbracciare la madre e chi vuole soltanto aspettare fuori dalla porta, in rispettoso e muto cordoglio. C’è solo un uomo alto in canottiera che vuole dire qualcosa. O meglio cantare. Ha sistemato lo spartito nel mezzo alla strada e con la sua chitarra intona una canzone scritta per questa tragica storia. Il nome di Ramona si rincorre tra le strofe, ma ad un certo punto viene rimarcato un passio particolare. «Quella corda stretta troppo in alto/Ramona non può aver stretto quel cappio» canta l’uomo alto in canottiera. «Questa canzone fa venire i brividi» dice una donna lì vicino. Suoni e parole che fanno ben capire come restino ancora densi i dubbi sulla morta della giovane follonichese, trovata impiccata nella sua cella nel carcere Don Bosco di Pisa. L’autopsia ha sentenziato che si tratta di un’asfissia da strangolamento, ma la madre, così come l’avvocato della famiglia, hanno sempre avuto qualcosa in più di un sospetto sul suicidio della ragazza. L’esile corporatura, i suoi problemi di dislessia: elementi che inducono la famiglia a pensare che forse è successo qualcosa di diverso. Lo pensa anche l’uomo alto, dato che canta tutto nella sua canzone. Il corteo prende la via del cimitero e la bara bianca passa sotto quello striscione fissato dalla madre alla finestra che dice “Giustizia per Ramona”. I singhiozzi dei parenti vengono coperti dagli auto parlanti dell’utilitaria e in cinque minuti l’ultimo viaggio arriva a destinazione. Ma alle porte del campo santo, la madre chiede ancora una volta di vedere sua figlia, così gli addetti aprono la bara e la nonna, lì accanto, ha un mancamento e sbatte la testa. Verrà soccorsa dai volontari del 118, arrivati subito, mentre Ramona raggiunge il secondo piano di una struttura che racchiude molti loculi. E tutto finisce in un sentito applauso, che non riesce però a coprire i pianti dei genitori e della sorella.
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