Il Tirreno

Grosseto

Quel piano industriale che quaranta anni fa faceva gola agli Usa

di Alfredo Faetti
Quel piano industriale che quaranta anni fa faceva gola agli Usa

Golfo di Follonica, su Wikileaks il documento riservato che metteva nel mirino il progetto antinquinamento

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FOLLONICA. Ottobre 1978. L’Europa e il mondo sono divisi in due da un muro, alla Casa Bianca siede Jimmy Carter, al Cremlino Vitalij Ivanovic Vorotnikov ed entrambi preparano la corsa agli armamenti. Servono soldi però. Così i rispettivi sistemi d’informazione infiltrati nelle varie nazioni cercano di sfruttare tutte le occasioni possibili che offrono i territori, Maremma compresa.

L’idea viene a un funzionario americano, potenza con maggior presa da questa parte del Muro, che viene a sapere di un imminente accordo tra diverse industrie pronte a mettere in piedi un sistema di monitoraggio dell’aria e del mare per un investimento da un milione di dollari. Ed è in quel preciso momento che gli Stati Uniti misero gli occhi sul golfo di Follonica, dove sei aziende - dalla Solmine di Scarlino alle allora Acciaierie Piombino passando per l’Enel - discutono di un piano anti inquinamento congiunto: una occasione ghiotta non solo economicamente per l’America, ma anche in chiave politica, dato che in quell'ottobre del 1978 c’è il timore della Casa Bianca che il Partito Comunista Italiano prenda campo nell'elettorato e che riesca a far cadere il governo Andreotti da poco insediato. «Mentre l'importo totale stimato dei soldi coinvolti in questo progetto non è elevato, si deve ritenere che i problemi dell'inquinamento dell'aria e dell'acqua sono in aumento in Italia» e che «l'opinione pubblica centrale e i governi locali sono sempre più sensibili a una loro risoluzione».

Tanto si legge in un documento dell'epoca, classificato come "riservato" e spedito all'Ufficio degli Affari Europei ed Euroasiatici di Washington con il titolo "Due città italiane - piano inquinamento pulizia". Due pagine dattiloscritte pubblicate nelle scorse settimane su Wikileaks, la piattaforma internazionale che riceve e diffonde documenti coperti da segreto di Stato, militare, industriale e così via. Un sito in cui la Maremma salta fuori più volte, dalla lista di mezzi che fanno capo all'aeroporto di Grosseto all'elezione di membri social-democratici a Porto Santo Stefano.

Ma in nessuno di questi temi i funzionari entrano tanto nel dettaglio come sul piano anti inquinamento del golfo follonichese. «È stato raggiunto un accordo tra i governi locali e i rappresentanti delle industrie per la creazione di una rete di monitoraggio per il controllo dell'inquinamento sulla zona - si legge nel documento - Questa sembra essere una buona opportunità per l'introduzione in Italia dei nostri sofisticati dispositivi e strumenti». L'idea del funzionario quindi era proprio quella di prendere una fetta del dolce da un milione di euro che le industrie del golfo stavano sfornando.

Nel documento inviato a Washington vengono elencate le aziende interessate da questo progetto (le acciaierie, la Magona, la Nuova Solmine e l'Enel) e tutti i passaggi dell'iter, tenuto sotto stretta osservazione dagli americani: dalla firma dell'accordo giuridico alle riunione fino alla tempistica. «Questo progetto appare un'ottima occasione per l'introduzione e la vendita dei nostri strumenti e dispositivi« dice il funzionario. E in effetti il piano di monitoraggio su tutto il golfo vide la luce ed è rimasto in vita fino a qualche anno fa, con sede a Piombino, quando i costi per il suo mantenimento collettivo sono stati ritenuti troppo alti dalle varie aziende.

Gli Stati Uniti, però, non riuscirono ad entrare nell'affare, dato che le varie apparecchiature necessarie furono commissionate a industrie specializzate europee.

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