Il Tirreno

Grosseto

Fenice Capanne, la pineta che rinasce dalle ceneri

di Alfredo Faetti

Viaggio tra le colline che tre anni fa furono avvolte e distrutte dalle fiamme Gli abitanti: «Tutte ricrescite naturali: non è arrivato nessun aiuto pubblico»

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FENICE CAPANNE. A volte è un colore a far notizia. Nel nostro caso, il verde, salutato come un felice ritorno sui colli che circondano Fenice Capanne. Piccole chiome di pini marittimi, che stanno nascendo su quei terreni che esattamente tre anni fa furono inceneriti da un incendio senza precedenti, capace di trasformare quel che era una pineta in un deserto lunare.

«Sono ricrescite naturali: nessuno ha impiantato niente qua» dicono gli abitanti del minuscolo crocevia nascosto nei boschi massetani. «Qua nessuno ha fatto nulla» continuano, così da rimarcare un senso di abbandono che neanche un rogo di 130 ettari è riuscito a cancellare. Ci ha pensato la natura, che con i suoi cicli e le sue stagioni sta riportando la serenità nella frazione, dove la gente non si è mai data per vinta, continuando a lavorare e a valorizzare la propria terra. «Quando c’è stato l’incendio tutti gli occhi erano puntati su Fenice Capanne - dicono i residenti - Ma subito dopo, neanche due settimane, sono spariti tutti».

Era l’agosto del 2012, una giornata torrida. Gli operai della Agro Forest, ditta specializzata nel disboscamento di Gavorrano, è impegnata su quelle colline, proprio sul versante che dà sulla frazione. A un certo punto, da uno dei mezzi cingolati utilizzati, lungo circa 12 metri, iniziano a uscire le fiamme. I dipendenti cercano di domarle ma non ci riescono. Chiamano i vigili del fuoco ma ormai il disastro è annunciato. Sospinto dal vento, l’incendio si arrampicherà lungo il bosco, distruggendo quasi 150 ettari di pineta, con fiamme alte oltre 25 metri. Il disastro lambisce le case. Una di queste è l’attività agricolo-ricettiva di Iuri Barontini. «La natura ricresce, il Comune è assente» dice, facendo eco ai suoi concittadini. In questi tre anni Fenice Capanne e i suoi abitanti hanno assistito inermi alla desolazione dei colli: un tempo rigogliosi e selvaggi, poi una montagna di terra arida e bruciata ricoperta da ceppi inceneriti.

La frazione è davvero rimasta fedele alla leggenda del suo nome e come l’araba fenice è risorta dalle proprie ceneri. Merito in primo luogo di madre natura, che dopo due anni è riuscita a rimettere a posto le cose. «Lentamente, ma stanno crescendo» spiegano dal borgo. Piccole chiome di pino marittimo e di rubina, piante che riescono a rimettersi da un incendio e a rifiorire di nuovo. «Tutto naturale, nessun nuovo impianto» continuano gli abitanti ribadendo l’assenza di un aiuto pubblico, benché i giorni dopo il disastro furono lanciate varie proposte per far risorgere il borgo, dai soldi della tassa di soggiorno a sconti fiscali. Nessuna andò a segno.

In realtà l’Unione dei Comuni Colline Metallifere, in cui rientra Massa Marittima, presentarono un progetto alla Regione che doveva rimettere in sesto la situazione. «Ma questa decise di non finanziarlo» spiegano dall’Unione. Così è stato necessario attendere il corso naturale delle cose, accompagnato da impegno e olio di gomito degli abitanti. «Qua abbiamo continuato a lavorare e a investire, perché crediamo nel territorio» continua Barontini. E infatti, anche nel 2015, i visitatori non sono mancati tra escursioni, pernottamenti e lezioni di maneggio. Certo che restano questioni da risolvere, perché se da una parte la vegetazione che cresce è salutata con un caldo bentornato, dall’altra crea problemi. «La strada che collega Fenice Capanne a Massa Marittima è chiusa dal giorno dell’incendio - spiegano i residenti - E nessuno ci ha più messo mano».

Un problema, anche perché intanto il bosco e gli arbusti hanno continuato a crescere chiudendosi in una fitta rete di rami che quasi ricopre l’asfalto. «Non ha fatto niente per riaprila la vecchia amministrazione, non ha fatto niente quella in carica» continuano da Fenice Capanne, dove la consolazione arriva da quei piccoli pini marittimi. La natura non delude mai.

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