Il Tirreno

Grosseto

Rifiuti calabresi alle Strillaie e l’anomalia maremmana

Al netto del “conto ecologico” faranno funzionare l’impianto a pieno regime Bonifazi: «La Provincia punta comunque alla conversione per fare il compost»

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GROSSETO. Non è solo una mano tesa alla Calabria, che si trova in una situazione di emergenza rifiuti. L’arrivo di 182 tonnellate di spazzatura indifferenziata alle Strillaie, nel comune di Grosseto, ha anche un’altra conseguenza, relativa all’anomalia tutta maremmana sul trattamento dei rifiuti: mentre in Calabria non sanno dove trattare la spazzatura, in provincia di Grosseto non c’è abbastanza spazzatura da trattare. E così le 182 tonnellate di rifiuti calabresi permetteranno di far funzionare per la prima volta a pieno regime le Strillaie, presentando alla Maremma un “conto ecologico” che il territorio, da solo, non avrebbe mai pagato.

Lo ammette il presidente della Provincia e presidente dell’Ato Rifiuti Emilio Bonifazi. «Sì, i rifiuti calabresi permetteranno di mandare l’impianto a pieno regime – spiega Bonifazi – visto che con solo i nostri rifiuti grossetani l’impianto non sarebbe mai andato a pieno regime, per il generale calo dei rifiuti e l’aumento della differenziata».

Il trasferimento dei rifiuti calabresi nel Grossetano è previsto dalla delibera 817 del 4 agosto che sigla un accordo tra la Regione Toscana e la Regione Calabria per il conferimento in impianti situati in Toscana di rifiuti provenienti dalla Calabria. L’accordo prevede che dal 4 agosto al 30 settembre arrivino alle Strillaie di 182 tonnellate di rifiuti; altre 150 tonnellate andranno invece nella discarica di Cannicci. In tutto 332 tonnellate.

L’anno scorso in provincia si sono prodotte 91.000 tonnellate di rifiuti, ma secondo la convenzione tra Strillaie e Provincia se si scende sotto questa soglia scattano pesanti penali, ovviamente a carico dei cittadini. I quali, secondo un’indagine di Federconsumatori, già pagano la Tari più alta del centro Italia.

I rifiuti calabresi, del resto, non sono gli unici “esterni” a finire alle Strillaie. Sempre in via d’emergenza un’ordinanza regionale permette infatti da tempo l’arrivo di rifiuti dal Pisano, sprovvisto di impianti di trattamento della spazzatura.

«C’è comunque un dato positivo di fronte all’arrivo di questi rifiuti che, va precisato, è frutto di un accordo tra le Regioni, ed è che il nostro territorio è attrezzato per non dover “esportare” i propri rifiuti altrove», spiega ancora Bonifazi.

«Con l’inceneritore di Scarlino che non si sa se riapre – conclude Bonifazi – una discarica e un impianto di selezione nel Senese che chiudono, l’inceneritore di San Zeno ad Arezzo che non viene più allargato, rimane solo l’inceneritore di Poggibonsi. Gli stessi gestori delle Strillaie non hanno più la convenienza di puntare solo sul cdr», cioè il combustibile da rifiuti che si produce con la raccolta indifferenziata e serve per alimentare gli inceneritori.

«Proprio per questo come Provincia – spiega Bonifazi – abbiamo chiesto all’Ato e al gestore delle Strillaie (la società Futura) di rimodulare l’impianto per convertirlo sempre più alla produzione del compost».

E nel frattempo? I rifiuti calabresi salveranno i grossetani dalle penali? È presto per dirlo. Trecentotrentadue tonnellate non bastano certo a superare la soglia sotto la quale scattano i rincari. Tuttavia, come dice l’accordo, la Calabria prevede di aver bisogno di inviare i propri rifiuti in Toscana «almeno» per due mesi, senza indicare un termine preciso. Quanto durerà effettivamente l’invio di rifiuti non è dunque chiaro. (f.f.)

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