Il Tirreno

Grosseto

Due pecore sbranate Pastore non si piega «No alle recinzioni»

di Fiora Bonelli
Due pecore sbranate Pastore non si piega «No alle recinzioni»

L’aggressione nel podere di Tizzi, paladino degli allevatori «Rinchiudere il gregge è un’offesa e le reti deturpano»

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MANCIANO. Al podere Bacciolino di Pian di Palma a Saturnia (Manciano) il lupo è tornato. Lupo o ibrido non si sa, ma il risultato è ugualmente devastante.

«I predatori sono arrivati, credo, verso le 3 e mezzo o le quattro di domenica mattina», spiega il proprietario Fernando Tizzi, fra i pastori storici del territorio, da anni in trincea per far passare il concetto che «lupi e pecore non possono coesistere».

Tizzi tiene il gregge a una decina di metri dalla sua finestra. «L’ho sentito muoversi verso l’ovile – spiega – ma non ho pensato al peggio. Invece dopo un’oretta, quando mi sono alzato ho trovato, in una pozza di sangue, i pochi resti di due pecore scannate. Una del tutto scarnificata e un’altra di cui era rimasto giusto il manto. Una situazione vergognosa per la quale c’è la volontà politica di non voler risolvere il problema».

Fernando Tizzi è un pastore vero, di quelli simbolo, con la barba bianca e le idee chiare. Non si muove di un millimetro dalle sue posizioni verificate sul campo da decine di anni di pastorizia. È andato anche all’Expo a Milano a difendere le sue ragioni e non perde occasione per ribadirle. Anche questa volta torna su un argomento che gli sta parecchio a cuore, l’opinione pubblica.

«Visto che istituzioni, sindacati e politici continuano e percorrere la via di provvedimenti vani, inutili e dannosi – dice – credo che la strada ultima che ci resta sia quella di informare l’opinione pubblica di ciò che comporta questa situazione. Perché non si tratta solo di mangiare formaggio fatto con il latte in polvere come indica l’Europa, visto che stanno cancellando la pastorizia dalla faccia della terra; si tratta di far capire che se finisce la pastorizia e la pecora scompare sarà un danno incalcolabile per l’uomo e l’ambiente. Per l’uomo perché la pecora dà alimenti e lana, per l’ambiente perché questo animale fa un lavoro che qualsiasi mano umana si sogna e tiene in ordine il territorio. L’opinione pubblica deve sapere cosa perde e cosa non avrà mai più».

Tizzi, insomma, vuole investire la gente di una responsabilità civile e morale. «Se fra chi conta prevale l’ottusità e l’incoscienza – dice – prima di morire vorrei far capire a tutti quanto sbagliato sia voler far abitare lo stesso territorio da pecore e lupi. Il motivo non si capisce. Nei nostri territori da sempre vocati alla pastorizia, il lupo mai c’è stato. Chi ha questa fisima se ne deve accollare la responsabilità e dire a chi giova. Invece c’è qualcuno che dice: noi vogliamo il lupo (senza sapere perché) e voi pastori pagate il danno. Bella storia. Qui si tratta di un’oppressione politica bella e buona».

Tizzi è anche uno di quelli che non ha voluto prendere nemmeno uno strumento di protezione suggerito dai progetti Ibriwolf e Medwolf. «Io guardo il gregge a vista – spiega – lo tengo sotto casa, la notte lo rimetto. Io non ho preso alcuna misura difensiva. Le giudico offensive per i pastori e devastanti per l’ambiente. Le reti sono disgustose e distruttive. Come se col caldo, di notte, una persona dormisse a finestre chiuse. Le pecore hanno bisogno di spazi. Dentro le reti soffrono e si ammalano. E i cani invadono un ambiente tranquillo, impedendo anche ai passanti la circolazione. Sono misure di grande impatto ambientale che ancora una volta sacrificano le pecore. Ma ci vuole così tanto a decidere di fare una selezione dei territori, quelli da pecore e quelli da lupi. Lontani fra di loro. Mio figlio è andato a fare un altro mestiere, il muratore. Peccato. L’azienda c’era, ma non è possibile continuare così. Perdite continue e soldi per smaltire. Un controsenso che spero prima o poi condivida anche un’opinione pubblica intelligente».

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