Strage di pesci in laguna ipotesi disastro ambientale
Nelle carte della Forestale depositate in Procura l’allarme del biologo Già a marzo erano state segnalate una situazione critica e le possibili soluzioni
ORBETELLO. Disastro ambientale. È questa l’ipotesi di reato indicata nell’informativa della guardia forestale che ha aperto un’inchiesta per la morìa dei pesci in laguna. Una strage che, almeno leggendo la documentazione che è stata sequestrata e portata sul tavolo del procuratore generale Maria Navarro, poteva essere evitata.
Centinaia e centinaia di pagine nelle quali non si fanno nomi e cognomi: per ora si indaga contro ignoti e serviranno ulteriori approfondimenti per stabilire se e chi abbia avuto responsabilità in questa vicenda che si è conclusa con duecento tonnellate di pesci morti per mancanza d’ossigeno.
Alla base dell’indagine dei forestali c’è la relazione di Mauro Lenzi, biologo del Comitato tecnico scientifico che già a partire da marzo aveva segnalato all’amministrazione di Orbetello come «l’avvicinarsi della stagione estiva costituisca un momento difficile e critico per la situazione attuale della laguna dovuto all’innalzamento termico, al carico organico delle masse vegetali, alla riduzione dell’ossigeno disciolto in fase notturna e a un livello delle acque lagunari ancora insolitamente basso». Quasi contemporaneamente alla segnalazione del biologo, il dirigente dell’ufficio Laguna del Comune di Orbetello ha chiesto un finanziamento urgente per sistemare le pompe attorno alla laguna che si erano guastate. A Santa Liberata, a Fibbia e anche ad Ansedonia. Lavori che costano oltre due milioni di euro e vengono deliberati dalla giunta a maggio. Gli impianti vengono poi messi in funzione l’1 luglio.
Nonostante questo però, la situazione in laguna non sembrava migliorare in quei quindici giorni precedenti al disastro. Lenzi, il biologo che fa parte del comitato Scientifico, scrive di nuovo al Comune dopo aver visto che i pesci rischiavano l’anossia, ovvero la morte per mancanza di ossigeno. È il 15 luglio quando parte e arriva la Pec dello studioso: «L’unica soluzione proponibile - spiega - è l’inversione della circolazione unidirezionale che porta le acque in uscita dalla foce di Ansedonia». Chiudere cioè le paratoie del canale e continuare a pompare acque marine per abbassare la temperatura. Un’indicazione che però arriva nel momento in cui la situazione è già critica: la strage di pesci è cominciata il giorno dopo. E la Procura ora vuole capire se la responsabilità di quello che è successo sia ascrivibile a qualcuno.
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