C’è un mistero sulle tracce del soldato Coda
Daniele Boncioli vuole rintracciare famiglia del militare per consegnarle la piastrina ritrovata
GROSSETO. L’unica certezza è che qualcuno l’ha perduta o abbandonata oltre 70 anni fa. Vicino a quella che allora doveva essere una pianticella dal fusto esile e adesso è una sughera imponente. Poi è rimasta lì - incredibilmente - nella stessa posizione per una miriade di stagioni. La scoperta è stata fatta a novembre, in un angolo di bosco vicino a Versegge, al confine tra il comune di Grosseto e Roccastrada, a due passi dalla rete metallica che delimita il più grande deposito di munizioni del centro Italia. Qui, appoggiata a terra, un cercatore di funghi ha ritrovato la piastrina di riconoscimento del soldato Carlo Coda, classe 1912, da Torino, che verosimilmente combatté in queste zone, lasciando sul suolo di Maremma questa traccia indelebile. Una storia da Chi l’ha visto?, trasmissione che infatti si occupa della vicenda e, insieme al Tirreno e al Giornale del Piemonte, sta cercando di rintracciare i familiari del soldato Coda. A raccontarci questa storia è Daniele Boncioli, militare in pensione, residente a Ribolla: «Lo scorso autunno, nel periodo della ricerca dei funghi, un amico trovò questo oggetto metallico, sporco e illeggibile. Era rettangolare con un gancetto superiore, una specie di medaglia. Lo raccolse e lo portò a casa. Solo molti mesi dopo si decise a ripulirlo, facendo tornare lucide le scritte. E a questo punto, siamo a giugno, entro in gioco io. Sapendo della mia passione per la storia e per i cimeli della seconda guerra mondiale, mi regala la targhetta e subito mi metto a investigare». 1912 - 37824 (41) Coda Carlo di Benedetto e di Archetto Rosa (Torino). C’è scritto proprio così nella piastrina. Boncioli chiede aiuto a Google, poi scrive all'Archivio di Stato di Torino e questi, viste le motivazioni della sua missiva, risponde subito inviandogli la copia del foglio matricolare del soldato Carlo Coda. «A questo punto – prosegue Boncioli – pensavo che la strada fosse in discesa. Invece no. È la burocrazia che si mette di traverso. Prima scrivo all'associazione della Sanità Militare Italiana (sezione di Torino) e il presidente mi risponde elogiando il mio intento ma scrive di non potermi aiutare poiché il soldato non è mai stato iscritto a quella sezione. Poi scrivo all'ufficio certificati storici del comune di Torino e qui gli impiegati mi riferiscono che in base alla legge sulla privacy non possono aiutarmi. E così entrate in gioco voi».
L’unico obiettivo di Boncioli è la restituzione della piastrina di riconoscimento ai familiari-discendenti del soldato Carlo Coda. «Magari anche trovare e vedere una sua foto, conoscere le sue vicissitudini militari, il perché transitò dalla nostra terra».
Qualche passo avanti è stato fatto. Boncioli parla come il Fazio di Montalbano/Camilleri: «Coda Carlo nasce a Torino il 29 settembre 1912, figlio di Benedetto e di Archetto Rosa. Il 4 luglio del 1932 è chiamato alle armi quale soldato di leva classe 1912 del distretto di Torino. Il 15 dicembre del 1940 è incorporato nella Settima Sezione Sanità 1° Ospedale da Campo Mobilitato Cmom Torino. Da questa data si perdono le sue tracce».
Facciamo anche delle supposizioni: «Non si può escludere che dopo l’8 settembre del ’43 - spiega Boncioli - il soldato Coda, venne incorporato dagli americani della Quinta Armata che risalivano lungo la fascia tirrenica. Tuttavia appare strano perché gli americani arrivarono in queste zone nella seconda decade di giugno del 1944 e in questo caso il soldato avrebbe comunque tenuto la piastrina. L’altra possibilità è che dopo l'8 settembre 1943 abbia aderito alla Rsi, ma in questo caso, avrebbe tenuto con sé la piastrina. L’ultima possibilità, la più verosimile, è che Coda - di stanza proprio a Versegge - si sia dato alla macchia, magari per rientrare in Piemonte, oppure si unì alle formazioni partigiane operanti nel comprensorio delle Colline Metallifere, disfacendosi della piastrina. In effetti, qualora fosse stato catturato dalle truppe tedesche o repubblichine, ancora in possesso della piastrina, sarebbe passato per disertore. Una vicenda che potrà essere confermata solo da eventuali parenti (figli o nipoti). Di certo sappiamo che nell’immediato dopoguerra risultava domiciliato sulla strada Betulla, al civico 202, a Torino e più tardi si sposò con Maria Truffo. La sua morte risale al 4 marzo 1999 e oggi risulta sepolto nel cimitero di Abbadia di Stura».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
