Il Tirreno

Grosseto

Pizza lascia la Maremma: va al ministero

di Pierluigi Sposato

Il Csm ha accolto la richiesta di trasferimento. Da Argentariopoli a Pandora, ha fatto tremare centinaia di indagati

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Ma è vero che Pizza va via?». Impossibile ricordare quante volte sia risuonata questa domanda, e non solo negli ultimi tempi. Una sola domanda, la stessa, anche se con due atteggiamenti opposti di base a seconda di chi la porgeva: quello di ammirazione e quello di irritazione. Perché Stefano Pizza - un po’ come Pietro Federico capo della Procura circondariale nei primi anni Novanta - è stato un magistrato che ha fatto parlare di sé per le sue inchieste, specie quelle sulla pubblica amministrazione. Che ha diviso. E comunque la risposta alla domanda iniziale è: sì, Stefano Pizza lascia Grosseto.

Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha accolto la sua richiesta di trasferimento: il sostituto procuratore andrà a Roma, al ministero della giustizia. Una partenza che avverrà dopo l’estate, verosimilmente prima dell’arrivo del nuovo procuratore capo Anna Maria Raffaella Capasso. Quaranta anni da compiere a gennaio, in magistratura dal 2004, Pizza aveva salito per la prima volta le scale del palazzo di giustizia di piazza Albegna-Fabbrini nel luglio 2006, appena trentenne, per il giuramento davanti all’allora presidente La Gamba. Arrivava da Roma, dove era stato uditore giudiziario, per lui era il primo incarico da sostituto procuratore. Schivo per carattere, avrebbe preferito che il cronista nemmeno scrivesse la notizia del suo arrivo in Maremma. Chissà se immaginava che quel nome e quel cognome sarebbero stati scritti decine e decine di volte - oltre che sugli atti giudiziari - sulle pagine di cronaca degli anni seguenti.

Un periodo di “rodaggio” sui casi classici trattati ogni giorno dalla Procura maremmana e poi la specializzazione per i reati contro la pubblica amministrazione. I primordi di Argentariopoli, nel 2007, in tandem con l’allora collega Massimiliano Rossi, avevano segnato l’inizio di una battaglia - termine da intendersi nel solo significato giudiziario, chiaramente, a prescindere da condanne e assoluzioni - che lo aveva visto suo malgrado protagonista. Perché la sua visione, la sua convinzione, la sua preparazione, il suo carattere lo portano a non arrendersi mai. E questo è un lato sottolineato positivamente non solo da chi lo ha affiancato nel lavoro ma anche da chi - e gli esempi tra gli avvocati non sono infrequenti - contro di lui ha combattuto nelle aule di giustizia, codice alla mano. Un’insistenza apprezzata molto meno, invece, da chi era finito nell’inchiesta come indagato. E che non ha ancora visto la conclusione delle indagini che lo riguardano. Perché in molti casi la complessità delle indagini e il quantitativo delle persone coinvolte ha prodotto dei fascicoli di migliaia di pagine, la cui gestione non ha potuto andare di pari passo con la celerità. Così molti dei processi di Campagnatico (2009), solo per fare un esempio, sono ancora in piedi. Così alcune imputazioni di Argentariopoli sono rimaste travolte dalla prescrizione. Il 13 gennaio 2012 si era poi abbattuta su di lui (che quel giorno era di turno) e su altri tre colleghi di via Monterosa l’inchiesta delle inchieste, quella sul naufragio della Concordia. Tre anni di lavoro che hanno necessariamente rallentato il contenzioso precedente o contestuale. Da tempo altri due colleghi lo hanno affiancato nella trattazione dei fascicoli; adesso lo smistamento sarà inevitabile. Pizza non vedrà quindi la conclusione di vari processi - come è fisiologico in casi simili - e nemmeno di quelli più sentiti e più impegnativi, come quello della presunta truffa ai danni delle assicurazioni, la cosidetta inchiesta “Pandora” anche quella in piedi da tanti anni; né vedrà la conclusione di uno dei fascicoli del 2014 di cui hanno parlato recentemente le cronache, quello sulla morte dei tre sub nelle acque delle Formiche.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani