Il Tirreno

Grosseto

Tassa sui rifiuti parte l’offensiva contro il gestore

di Enrico Pizzi
Tassa sui rifiuti parte l’offensiva contro il gestore

Il Movimento 5 Stelle chiede la revisione delle tariffe Il vicesindaco Borghi pronto a scrivere a Sei Toscana

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Le imprese non devono pagare la Tari e il piano economico e finanziario della gestione dei rifiuti deve essere rivisto». Questa la posizione del Movimento 5 Stelle di Grosseto che ha trovato una sponda, a quanto pare, nel vicesindaco Paolo Borghi che, incalzato in seconda commissione dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Giacomo Gori, ha annunciato di voler scrivere all'Ato per chiedere ciò che i pentastellati chiedono: la revisione del piano economico e finanziario.

Il conto, per il Comune di Grosseto, è di 21 milioni di euro: è il costo di un anno di gestione dei rifiuti secondo il piano economico e finanziario (pef) predisposto dall'Ato dei rifiuti che ormai comprende le tre province di Grosseto, Siena e Arezzo. Si tratta di 21 milioni che attraverso la Tari sono spalmati su famiglie e imprese, con importi calcolati anche sulla base delle superfici occupate. Il Movimento 5 Stelle, però, da tempo contesta la fondatezza della richiesta del pef di cui si discute oggi in consiglio comunale e, ieri mattina, in seconda commissione, qualcosa si è mosso. «Quello che andiamo dicendo da mesi si è concretizzato questa mattina, da parte della maggioranza – ha detto Gori – Per la prima volta hanno ammesso che avevamo ragione. La novità è che il vicesindaco, notoriamente avverso al movimento, si propone lui stesso come artefice di una lettera da inviare all'Ato».

Gori racconta di aver colto l'occasione, in seconda commissione, della presentazione del pef. «Il dirigente Luca Vecchieschi – dice Gori – ha impiegato pochi secondi per presentare un atto da 21 milioni di euro. Questo la dice lunga sul fatto che il Pef è una scatola vuota e il Comune paga in base a quello che ha deciso l'Ato». Ma secondo il Movimento 5 Stelle si potrebbe fare diversamente. A partire da come viene spalmato l'importo. «Una risoluzione del ministero delle Finanze, la numero 2 del 9 dicembre 2014 – spiega Gori, affiancato dall'avvocato Claudio Fiori – stabilisce che non si possono gestire le attività riconducibili ai rifiuti in modo soggettivo, considerando solo i metri quadrati. La risoluzione dice che tutte le aree delle attività produttive non sono tassabili, così come quelle esterne a supporto e i magazzini. Il regolamento comunale, però, esonera dalla Tari solo le aree destinate in modo esclusivo alla produzione, mentre la risoluzione parla, invece, di prevalenza. Se, inoltre, si producono rifiuti urbani assimilabili, ma si smaltisce attraverso smaltitori, il Comune non può tassare nemmeno un metro quadrato. Abbiamo detto che in virtù di questa risoluzione il Pef va rivisto».

Secondo Gori sarebbe una fantasia sia il rischio che se non si fanno pagare le imprese a pagare siano le famiglie o la fiscalità generale. «Il problema – dice – è che si parte dal presupposto che il costo di 21 milioni sia una invariante, ma invece bisogno proprio modificare quello e Borghi, alla fine, ha detto che scriverà all'Ato chiedendo che il Pef sia ridotto dei costi che riguardano le imprese e lo smaltimento dei rifiuti speciali».

Ma il ragionamento potrebbe anche estendersi alle famiglie e allo smaltimento degli imballaggi, il cui costo – spiega Gori – sarebbe già compreso nel prezzo di acquisto.

E su questo si apre un'altra partita, che è quella della raccolta differenziata e dei consorzi nati proprio per recuperare i vari materiali. Le famiglie, però, continuano a pagare due volte.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera