Sartori, 70 anni ex minatore «Qua non è rimasto più niente»
RAVI. «Una fine ingloriosa». Non trova parole migliori Rolando Sartori nella sua lunga lettera su Ravi. Settantenne, ex minatore, l’uomo parla della frazione gavorranese ai tempi delle gallerie,...
RAVI. «Una fine ingloriosa». Non trova parole migliori Rolando Sartori nella sua lunga lettera su Ravi.
Settantenne, ex minatore, l’uomo parla della frazione gavorranese ai tempi delle gallerie, quando nelle sue case abitavano oltre duemila persone. Oggi, con la chiusura delle miniere, il centro non è più così. E se i cambiamenti non li puoi fermare, dall’altro canto c’è una situazione piuttosto preoccupante su cui il pensionato vuol porgere l’attenzione.
«Non è rimasto niente, solo l’ufficio postale che seguirà la sorte degli altri uffici che saranno chiusi entro l’anno» dice parlando anche di razzie negli appartamenti, di sporco, di una popolazione fatta da «poche decine di persone, per lo più vedove, con la pensione minima di 490 euro». Certo, il paese non è più quello di un tempo. Prima c’erano le miniere, c’era lavoro, c’era la stazione dei carabinieri. Cinque bar caffè. Oggi invece non c’è più nulla. Così dice Sartori.
E se quello che è stato è stato, il suo pensiero va ora a quelle poche persone che ancora vivono a Ravi. Ad esempio, la chiusura dell’ufficio postale porterebbe a problemi seri. «Quelle anziane vedove e quei vecchietti dovranno andare Gavorrano, difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, per raccomandate, pagamenti, per la pensione». Ma la verità è che devono andare a Gavorrano anche «per tagliarsi i capelli, per i medicinali, per fare semplicemente la spesa». Ma l’assenza pressoché totale di servizi non è il solo nodo da sciogliere nella frazione. «Nei mesi scorsi, mandando la sorveglianza, ci sono state scorribande di ladri nelle abitazioni di Ravi e del Bivio di Ravi». Da qui, il pensionato si pone una domanda che sembra tanto un appello. «Come rispondono le istituzioni al degrado e all’abbandono di questo paese?». La risposta ovviamente se la dà da solo. «Con qualche sommario restauro» dice, anche se qualche proposta ce l’ha. Ad esempio, mettendo in sicurezza l’ex casa del fascio, il grande edificio scolastico e l’asilo, ormai inutilizzati. Sarebbe quanto meno un segnale, secondo Sartori, a una situazione sempre più degradante. Eccola dunque la «fine ingloriosa per un già operoso centro minerario dove – conclude – fra gli abitanti per lo più vecchi e anziani incomincia a serpeggiar la paura specialmente dopo le recenti razzie notturne nelle abitazioni di quei vecchi lavoratori che lo Stato sembra voler negare non solo un futuro migliore, ma addirittura chiudere in serenità dopo una vita passata sottoterra». (a.f.)
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