Il Tirreno

Grosseto

GLI ORFANI DEL LIBERO PENSIERO

di STEFANO ADAMI

di STEFANO ADAMI Osservo senza parole Emma Bonino che parla, al Cassero, nel ricevere il Premio Monicelli al Libero pensiero. E penso che se c'è qualcosa che manca, adesso, in questo paese, è proprio...

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di STEFANO ADAMI

Osservo senza parole Emma Bonino che parla, al Cassero, nel ricevere il Premio Monicelli al Libero pensiero. E penso che se c'è qualcosa che manca, adesso, in questo paese, è proprio il libero pensiero, la libertà di dire.

Alla fine, si può dire questo: che i radicali italiani sono stati, in questo paese, l'ultima frontiera politica che aveva il coraggio di dialogare, ascoltare, coinvolgere gli intellettuali liberi di questo piccolo angolo di Europa. Quelli che non avevano padroni. Ricordo Pasolini, o Sciascia.

Pasolini faceva paura al vecchio Pci, una immensa paura: con la sua critica del Potere, dello sviluppo, della modernità, metteva profondamente in crisi anche il conformismo del vecchio partito comunista italiano. Non si può dimenticare mai quello che Salinari scrisse di “Ragazzi di vita”: è «un libro sporco, brutto... brutto, sporco e cattivo».

E Sciascia? Sciascia aveva smascherato il conformismo del vecchio Pci in libri assoluti come “Il Contesto”, o come “Candido, un sogno fatto in Sicilia”, o come “Todo modo”, da cui Elio Petri trasse un film indimenticabile, con un grandissimo Marcello Mastroianni. La rivoluzione non era che «un pretesto».

E Marco Pannella volò in Sicilia per convincere Leonardo Sciascia a candidarsi alle elezioni politiche nazionali nella liste radicali, come indipendente. Gli disse semplicemente: «Leonardo... il nostro programma... sono i tuoi libri». Che frase bella da sentirsi dire per uno scrittore.

Sciascia si fece convincere, si candidò, entrò in Parlamento. E fu come deputato radicale che fece la sua Relazione di minoranza sul caso Moro, sulle Lettere di Moro dalla prigione, che poi produsse un altro capolavoro sciasciano come “L'Affaire Moro”.

Emma Bonino è una testimone di tutto questo, ha visto passare tutto questo fra le sue dita. Dispiace dirlo: era, purtroppo, un'altra Italia.

Sciascia è morto in silenzio, troppo giovane. Pasolini se ne è andato nell'assurdo fragore di uno scandalo. Quell'Italia che parlava, che si guardava allo specchio, è passata, come l'Italia delle lucciole in un famoso articolo di Pier Paolo. Quanto ci manca. Chissà se tornerà mai.

Anni fa, quando insegnavo ad Amsterdam, un amico olandese che veniva spesso alle mie conferenze mi chiamò per dirmi: «E' venuto a trovarmi un vecchio amico italiano. Vieni da noi, beviamo qualcosa insieme». Il mio amico stava davanti al Concertgebow. Andai.

Appena salite le scale, e bussato alla porta, mi presentò “l'amico italiano”: era Marco Pannella.

Cominciammo a bere e presto diventammo romantici, commossi, sentimentali. Loro cominciarono a ricordare vecchie battaglie politiche fatte insieme negli anni '70 fra Olanda ed Italia. Tirarono fuori delle vecchie foto in bianco e nero da farrmi vedere. E io cominciai ad ammiccare a Pannella: «L'Italia è una causa persa», gli ripetevo. E lui mi sorrideva: «Chissà... chissà...». Eh già.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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